Soriano nel Cimino – Accusava la figlia di averlo rapinato insieme al fidanzato e a un terzo soggetto: tale Manlio Vitale detto “Er Gnappa”, della banda della Magliana. Ma alla ricostruzione colorita di Maurizio Giorgetti i giudici non hanno creduto.
Il tribunale di Viterbo ha assolto Silvia Giorgetti, figlia del supertestimone del caso Emanuela Orlandi, alla sbarra per rapina insieme al fidanzato Diego Rossi.
Il padre di lei sosteneva di essere stato vittima di un vero e proprio raid nella sua casa a Soriano, la sera del 6 ottobre 2010. Giorgetti ha aperto il cancello alla figlia Silvia, che avrebbe fatto entrare gli altri due. Il fidanzato era con lei, ma di tale Manlio Vitale, che avrebbe colpito Giorgetti al labbro col calcio di una pistola, nessuna traccia. Come, del resto, non c’erano tracce di sangue.
Secondo il pm Massimiliano Siddi, quella di Giorgetti è “la versione enfatizzata di un fatto molto più banale”. Non ci fu alcuna violenza, quella sera, per il pubblico ministero. Quindi, nessuna rapina. Semmai un esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Accusa più leggera che il pm voleva applicare ai due imputati condannandoli a un mese.
Su Giorgetti la difesa rincara la dose. Per l’avvocato dei due fidanzati, Federico Sciullo, il sedicente superteste del caso Orlandi non solo è “inattendibile, ma soffre di una patologia precisa, che lo porta a enfatizzare determinate vicende e a collegarle con massimi sistemi”. Proprio per illustrare in aula questa ipotetica patologia, la difesa aveva chiamato a testimoniare il professor Francesco Bruno, medico e criminologo. Ma dopo la testimonianza di Giorgetti, i giudici hanno revocato tutte i testimoni restanti e invitato le parti a concludere.
Tra i particolari più curiosi e inverosimili del racconto di Giorgetti, la difesa ricorda i cinque milioni di euro in monete coreane che Giorgetti diceva di tenere in casa. Un tesoro a suo dire sparito insieme ai Rolex e alle agende con gli appunti del caso Orlandi, che il superteste si era impegnato a portare al procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Ma la rapina subita glielo avrebbe impedito. Ecco perché, per la difesa, la denuncia di Giorgetti era del tutto pretestuosa. Perché in qualche modo il superteste doveva giustificare la mancata consegna di quegli scritti agli inquirenti.
Ieri l’assoluzione della figlia e del fidanzato. Quanto al cosiddetto “Er Gnappa”, terzo uomo della rapina, non è mai arrivato a processo: di lui ha parlato solo Giorgetti in quella che, per accusa e difesa, è stata una “fantasia gonfiata”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY