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Tribunale - Crack della Viterbese, parlano le ex glorie gialloblù

Calciatori sul banco dei testimoni

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I calciatori Alessandro Gazzi e Alessandro Frau testimoni al processo per il crack della Viterbese

I calciatori Alessandro Gazzi e Alessandro Frau testimoni al processo per il crack della Viterbese

Viterbo – Calciatori sul banco dei testimoni, ieri mattina, al processo per il crack della Viterbese.

Al tribunale di via Falcone e Borsellino si sono presentati Alessandro Gazzi e Alessandro Frau. Il centrocampista del Torino e l’attaccante del Castelsardo sono volati fino a Viterbo per rivangare il loro passato di calciatori gialloblù.

A chiamarli a testimoniare è la difesa di Giorgio Chessari, direttore generale della società. Unico, tra i vertici della Viterbese calcio 90 srl, ancora a giudizio per bancarotta fraudolenta. Il presidente Fabrizio Capucci patteggiò un anno e mezzo, mentre all’amministratore delegato Giuseppe Flenghi e a quello di fatto Francesco Greco ha pensato la prescrizione. 

Da Gazzi e Frau il tribunale voleva sapere come venivano pagati. Sia l’attaccante, ex della Roma, che il centrocampista granata hanno confermato i ritardi nella corresponsione degli stipendi, negli ultimi mesi di sopravvivenza della società. “Venivamo pagati in parte a nero, in parte con assegni”, ha spiegato Gazzi, appena ventenne al suo esordio gialloblù.

La loro deposizione è stata raccolta in via del tutto eccezionale, nella settimana post-elezioni. Ma i calciatori venivano dal Veneto e dalla Sardegna. Per un soffio, hanno rischiato di fare il viaggio a vuoto in una giornata in cui era previsto il blocco quasi totale dei processi, per motivi elettorali.

Secondo le indagini, una parte dei 480mila euro distratti dalle casse della società sarebbe servita proprio a stipendiare i giocatori. Il resto sarebbe stato giustificato col saldo di fatture per lavori, disinfestazione, pubblicità e organizzazione eventi. Operazioni che, per l’accusa, erano inesistenti. 

I pm Stefano D’Arma e Laura Centofanti accusavano gli ormai ex indagati Flenghi e Greco di aver causato “l’azzeramento del patrimonio della società”, tramite la mancata iscrizione al campionato 2004/2005 di serie C1. In questo modo, la Viterbese aveva perso titolo sportivo e diritti di credito per centinaia di migliaia di euro.

Più grave il reato contestato a Chessari: bancarotta fraudolenta. Lui e Capucci furono subito accusati di aver distratto quei 480mila euro dai conti della società. Per Capucci, il capitolo è chiuso, per Chessari se ne riparla a novembre. 


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29 maggio, 2014

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