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Viterbo - La visita di Franceschini - Il presidente della provincia Marcello Meroi fa autocritica sui ritardi cronici della Tuscia e punta il dito

“Cultura? Il mecenatismo non risolve il problema”

di Maria Letizia Riganelli
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Marcello Meroi

Marcello Meroi

Dario Franceschini

Dario Franceschini 

Viterbo – Il termalismo volano per lo sviluppo della Tuscia. Certo. Ma quando?

Viterbo città d’arte e cultura. Sicuramente. Ma in che modo?

Che nella Tuscia da decenni si parla sempre della stesse cose se ne è accorto anche il presidente della provincia di Viterbo Marcello Meroi, che ieri pomeriggio intervenendo durante il convegno di Federlazio “L’oro degli etruschi” alla presenza del ministro Dario Franceschini, ha fatto prima mea culpa e poi ha puntato il dito.

“Parliamo da trent’anni delle stesse cose – afferma Meroi – è ora di fare autocritica per capire gli errori e i fallimenti che sono stati fatti. Io per primo faccio autocritica. Ma se ancora parliamo di ritardi di infrastrutture e di come utilizzare le risorse del territorio per far diventare Viterbo città turistica è ora di capire dove abbiamo sbagliato. Tutti”.

Le parole di Meroi non sono dettate solo dall’esperienza di un presidente di provincia negli anni della crisi, ma probabilmente dall’esperienza di un politico che oltre ad amministrare un ente secondario ha guidato la città di Viterbo e ha rivestito il ruolo di deputato della Repubblica. “Quello che è certo – continua – è che mancano i soldi, come è mancata la volontà dei governi che si sono succeduti di valorizzare questo territorio”.

L’autocritica di Meroi è anche una risposta per niente velata alle parole del ministro Franceschini, che poco prima aveva parlato di una nuova forma di mecenatismo per le donazioni di privati alle opere o strutture d’arte da ristrutturare. I privati che doneranno, in base al nuovo decreto legge illustrato dal ministro della cultura, avranno agevolazioni fiscali come crediti d’imposta fino al 60%.

“Il mecenatismo – dice ancora il presidente – non risolve il problema della cultura. Qui c’è solo da cambiare passo e le banche devono fare la loro parte. Non è pensabile che non  intervengano. Si parla sempre delle istituzioni pubbliche, ma gli istituti di credito non sono esonerati, anzi. E sul territorio, a parte lodevoli iniziative di una banca, non si muove niente. Non sono per niente d’aiuto”.

Mancano soldi e volontà. Ora Meroi lo ha detto.

Maria Letizia Riganelli


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29 maggio, 2014

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