Viterbo – Un processo al palo. L’appaltopoli scoperta dalla forestale stenta a decollare nell’aula di tribunale.
La nuova udienza di ieri si è risolta, per la quinta volta, in una lunga serie di richieste dei difensori degli imputati. Otto in tutto tra funzionari del Genio civile (Roberto Lanzi e Gabriela Annesi), due amministratori di Graffignano (Adriano Santori e Luciano Cardoni) e quattro imprenditori (Fabrizio Giraldo, Luca Amedeo Girotti, Angelo Anselmi e Giuliano Bilancini).
Nel mirino dei legali, ancora le intercettazioni e i problemi legati alla trascrizione delle conversazioni captate durante le indagini. L’avvocato Carmelo Ratano, per l’imputato principale Roberto Lanzi, ha contestato perfino le modalità di conservazione dei supporti in cui sono stati riversati i file audio: “Scatole chiuse ermeticamente, ma non sigillate; altre serrate semplicemente con degli elastici”. Un particolare che, per il legale, potrebbe essere motivo di annullamento di tutta una serie di intercettazioni, che perderebbero valore di prova al processo.
Sempre in virtù delle intercettazioni, l’avvocato Samuele De Santis è tornato sulla validità del decreto di giudizio immediato. La formula scelta dai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci per evitare le lungaggini dell’udienza preliminare rischia di trasformarsi in un boomerang.
Se, infatti, il collegio ha respinto le precedenti richieste di annullare il decreto che dispone il giudizio, per la difesa di Annesi ci sono ancora gli estremi per azzerare tutto e andare davanti al gup. Colpa – o merito, dipende dai punti di vista – di un supposto deposito tardivo di alcuni atti da parte della procura.
La replica dei pm non si è fatta attendere. Ma alla fine l’udienza è rimbalzata a dopo l’estate, per l’impossibilità di discutere delle intercettazioni in aula. Ed è saltato anche l’ascolto dei primi testimoni. I giudici decideranno in blocco su tutte le richieste il 31 ottobre.
L’indagine nasce dalle intercettazioni del processo “Dazio”, sulle tangenti per sveltire pratiche per cave e permessi a costruire. Nell’ottobre 2012 scatta il blitz dei forestali del Nipaf: 12 arresti nell’operazione “Genio e sregolatezza”, dall’ipotetica ‘gestione allegra’ degli appalti pubblici da parte dei due funzionari del Genio coinvolti.
La prima ordinanza d’arresto fu annullata dal tribunale del Riesame di Roma che rispedì tutti a casa. Ne seguì un’altra da tredici arresti, che superò la prova Riesame e fece tornare l’incubo di domiciliari e manette. Corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio, i reati ipotizzati a vario titolo su un totale di 63 indagati.
Cuore dell’inchiesta, le 26 presunte gare truccate dietro supposto pagamento di tangenti. Gare diventate 21, dopo lo stralcio di alcuni capi di imputazione da parte dei giudici. Per quelle, sarà celebrato un processo a parte. Ma il filone principale si perde tra i mille formalismi di un dibattimento che non vuole saperne di uscire dalla fase preliminare.
Stefania Moretti


