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Reggio Emilia - Operazione Octopus - Il commerciante si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia

False fatturazioni, Cesarini non risponde

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Tarquinia

Tarquinia

I carabinieri e la finanza

Reggio Emilia – Ha preferito non rispondere alla domande, Andrea Cesarini il commerciante di telefonia di Tarquinia coinvolto nell’inchiesta Octopus. La maxi inchiesta di carabinieri e finanza di Reggio Emilia che ha portato ad arresti eccellenti per false fatturazioni, frode fiscale e riciclaggio.

Cesarini, ieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia alla presenza del gip Baraldi e del pm Faldi.

Come ha spiegato la difesa, la scelta è dovuta all’esigenza di esaminare le 900 pagine dell’ordinanza dei giudici in cui si trovano elementi probatori e intercettazioni.

“Negli atti che abbiamo acquisito finora mancano non solo le trascrizioni delle conversazioni telefoniche, ma anche documenti fiscali che potrebbero essere importanti – spiega l’avvocato di Cesarini, Paolo Pirani -. Il mio assistito non vuole assolutamente sottrarsi al confronto col giudice, tutt’altro. Appena possibile chiederemo un interrogatorio, finalizzato anche a una richiesta di revoca della misura cautelare”.

Insomma, solo dopo l’acquisizione delle carte la difesa chiarirà la posizione di Cesarini. Il commerciante di Tarquinia è agli arresti domiciliari, accusato di falsa fatturazione. Di questo e nient’altro, precisa la difesa. “Sui giornali è parlato di un suo coinvolgimento in un traffico di cellulari dall’estero. Non è affatto così – afferma l’avvocato -. L’unica ipotesi di reato è quella di aver emesso fatture presuntivamente false. Ma Andrea saprà chiarire ogni circostanza punto per punto, una volta letti tutti gli atti”.

Il commerciante, sempre secondo la difesa, avrebbe una posizione marginale nella mega inchiesta. Cesarini, ex bancario ed ex titolare di un negozio di telefonia a Tarquinia è poi divenuto grossista nel settore. “L’unica sua colpa, se così si può definire, è stata quella di aver avuto rapporti commerciali con alcuni personaggi e società – conclude l’avvocato -. Più che colpa, una vera e propria sfortuna”.


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15 giugno, 2014

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