Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregia assessora Ravera,
Sono Italo Leali, direttore del festival internazionale di musica Tuscia in Jazz, uno di quelli che la regione ha escluso dai finanziamenti.
Le scrivo per precisare alcune cose sulla sua risposta al direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti. Partendo dal fatto che non sono, né voglio essere il difensore del signor Galeotti, di cui condivido delle cose e altre no, ma sono in pieno accordo con lui sul diritto di critica e cronaca del giornalisti, ho trovato alcune sue affermazioni offensive e arroganti.
Non sono abituato personalmente a fare polemica sui giornali o i media. Io credo che queste cose siano deleterie per l’evento che ho l’onore di dirigere, ma quando la misura è colma e chi ci dovrebbe tutelare e sostenere dichiara le cose che lei ha affermato questi miei tabù si abbattono.
Ritengo anche che, se lei ha deciso di non rispondere alle domande che il giornalista le ha posto, sia obbligata a farlo con il sottoscritto poiché operatore culturale che ha partecipato al bando di cui lei parla. Iniziamo dalle sue affermazioni. Lei dice nel suo intervento: “si precisa che la ripartizione dei contributi regionali per lo spettacolo dal vivo avviene secondo rigorosi criteri di selezione e attraverso procedure di evidenza pubblica”.
Bene allora mi chiarisca delle cose, poiché il bando è di evidenza pubblica. Il bando nell’assegnazione dei punteggi affermava: La commissione valuta le domande disponendo di trentacinque punti, così distribuiti:
a) fino a un massimo di dodici punti per la qualità culturale dell’iniziativa proposta e la coerenza con le finalità di cui all’art.2;
Mi spiega com’è possibile che alcune delle iniziative finanziate, che malgrado al contrario di noi non si svolgono in luoghi storici (come cita l’art. 2), che al contrario di noi non fanno formazione (art 2), non coinvolgono il territorio come noi (5 comuni partecipano al Tuscia in Jazz tra cui il Capoluogo) ma si tengono solo in un luogo, abbiano ottenuto più punti di noi?
b) fino un massimo di sei punti per il radicamento sul territorio documentato dal numero di anni di durata dell’iniziativa e dalla partecipazione del pubblico alle iniziative svolte;
Mi spiega come iniziative che hanno meno edizioni di noi, non durano un anno come noi e non arrivano nemmeno alla decima parte dei nostri spettatori, nel 2013 oltre 50mila (numeri documentabili con C1 Siae e foto) abbiano ottenuto più punti di noi?
c) fino a un massimo di tre punti per le presenze sui media relative alle iniziative realizzate e per il piano di comunicazione;
Anche qui le chiedo com’è possibile che eventi che non hanno nemmeno un sito web, che non abbiano ottenuto mai riconoscimenti internazionali (noi siamo stati tre volte a rappresentare l’Italia del Jazz a New York per il Columbus Days, vinto il referendum nazionale del Jazzit Award come miglior direttore artistico, e leader in Italia per la formazione ed il lancio dei giovani) e tanto meno una rassegna stampa nazionale come la nostra (il ministro Franceschini l’11 giugno ci ha voluto alla presentazione dei grandi festival italiani ed in quella sede ha dichiarato che il jazz in Italia è un eccellenza che va sostenuta mentre lei non ha finanziato nessuno degli unici due grandi festival jazz nel Lazio) abbiano ottenuto più punti di noi?
d) fino ad un massimo di quattro punti per gli artisti e le personalità di livello nazionale e internazionale coinvolti nel progetto artistico;
Com’è possibile che eventi che presentano 6 spettacoli contro i 130 annuali realizzati da noi con i maggiori nomi del panorama mondiale (se in commissione avesse messo qualche musicista forse l’avrebbero potuto aiutare in questa valutazione) abbiano ottenuto più punti di noi?
e) fino a un massimo di sei punti per la qualità e l’affidabilità del budget presentato;
Anche qui, com’è possibile per eventi che non hanno la nostra stessa affidabilità, come ad esempio eventi che si erano fermati per due anni e dunque dimostrando che la loro affidabilità è solo basata su risorse pubbliche, ottenere più punti di noi?
f) fino a un massimo di quattro punti per progetti che prevedono la valorizzazione delle eccellenze artistiche, archeologiche, storiche, ambientali e paesistiche del Lazio.
Com’è possibile che noi che realizziamo concerti a Civita di Bagnoregio, anfiteatro di Ferento, anfiteatro di Sutri, Villa Lante di Bagnaia e il centro storico di Tuscania otteniamo meno punti di eventi finanziati dalla regione e che si tengono in una sola location e inoltre non rientranti in quelle citate nel punto f?
Continuiamo con le sue affermazioni. Lei dice sempre nella sua risposta a Galeotti: “La selezione è effettuata da una commissione formata da funzionari interni ed esperti esterni, che ha esaminato in totale autonomia le proposte riferite al bando per rassegne e festival”. Chi ha scelto questi esperti esterni? Le risulta che in commissione ci sono due esperti esterni entrambi specializzati nel teatro e alcuni di loro hanno lavorato e collaborato nel passato con eventi che lei ha finanziato? E’ normale questo?
Ma come dice lei rimaniamo ai fatti. Fermo restando che ritengo sia giusto finanziare Caffeina, trovo almeno strano il fatto che lei, che è stata anche ospite di Caffeina, abbia potuto sia per questo evento che per altri dichiarare prima dell’uscita delle graduatorie che la Regione Lazio li avrebbe finanziati? Basta andare su Google, quello strumento a portata di tutti e che forse sarebbe stato più utile di una commissione per valutare i partecipanti al bando, per trovare sue dichiarazioni al riguardo?
La legge e le regole non sono uguali per tutti? E non trova almeno inopportuni che alcuni abbiano avuto conferme prima di altri? Nel suo articolo lei continua asserendo: “Abbiamo investito inoltre su Quartieri dell’Arte, Martelive, Athena Arte Eventi (che organizza la manifestazione “Grande musica in chiesa”, che coinvolge anche Viterbo)”.
Fermo restando la valenza artistica e la stima che provo per Quartieri dell’arte, le volevo ricordare che Martelive e Athena Eventi non sono associazioni o organizzazioni di Viterbo e che sinceramente non abbiamo bisogno di organizzazioni conosciute nell’ambito romano che vengono a organizzare concerti nella provincia quando abbiamo eccellenze come Tuscia in Jazz, Tuscia operafestival, Festival Barocco o Beethoven Festival. Non era più semplice finanziare direttamente chi da anni opera sul territorio viterbese con grandi risultati internazionali, invece di finanziare eventi portati da fuori senza valore artistico e che di solito vedono solo pochi partecipanti?
Cara signora Ravera concludo dicendole che ce ne faremo una ragione delle sue scelte convinti che dopo 13 anni di attività, oltre 4000 giovani formati e 1400 concerti all’attivo, non sarà lei a farci smettere e che sicuramente lei sarà solo un altro dei tanti assessori che abbiamo visto in questi 13 anni e che grazie ai comuni, agli sponsor e ai privati il Tuscia in Jazz sopravvivrà anche a lei.
Ma le chiedo un favore almeno non ci faccia la morale e non provi a venderci aria fritta è vero che siamo dei provinciali ma per questo non ci sentiamo meno di tante realtà che lei loda e che poi su Google nemmeno esistono come festival e rassegne.
Se vuole sarò ben lieto di averla ospita al festival dal 23 luglio a Bagnoregio così almeno potrà parlare conoscendo i fatti e le grandi potenzialità degli operatori culturali del territorio.
Distinti saluti
Italo Leali
Ps. alcuni degli eventi da lei finanziati, nel passato ci hanno chiesto il nostro patrocinio. Pensi che strano.
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