Viterbo – (p.p.) – Restituiti alla città gli affreschi di Santa Maria Nuova (gallery – slideshow).
Sono tornate alla luce le due cappelle, Aldobrandeschi e Monaldeschi, che si trovano nella navata destra della chiesa. L’intervento è stato permesso grazie alla sinergia tra Rotary club e Banca di Viterbo. Lo scorso novembre l’avvio del cantiere affidato a Nova Art di Emanuele Ioppolo.
“Abbiamo avuto l’idea del restauro – ha detto il presidente Rotary Mario Moscatelli –, poi si è unita la Banca di Viterbo che, mostrando grande sensibilità, ha assicurato il suo contributo. Alla collaborazione si è unita anche l’università della Tuscia, che ci ha messo a disposizione le attrezzature per i rilievi. Ora la nostra ambizione, è quella di restaurare la terza cappella. Già da oggi iniziamo a raccogliere fondi con la vendita di cartoline raffiguranti l’annullo filatelico in occasione del sessantesimo anniversario del Rotary”.
Per il direttore della Banca di Viterbo Massimo Caporossi, il rischio di perdere un importante patrimonio della città deve essere scongiurato. “Il senso della nostra missione finanziaria non è da condividere solo con i nostri soci, ma mira a sostenere l’intero territorio del quale ci nutriamo e al quale vogliamo restituire ogni cosa. Soprattutto per un futuro migliore da garantire ai nostri giovani”.
Quindi l’intervento di Giannino Tiziani della Soprintendenza dei Beni storici, artistici ed etnoantropologici che ha ripercorso la storia dei due affreschi. “Sulla parete frontale della prima cappella è presente un affresco attribuito di un anonimo della scuola toscana del 1293, raffigurante la crocifissione con la Madonna, San Giovanni, Santa Barbara e San Nicola – ha detto Tiziani -. In basso, ai piedi del Crocefisso, è rappresentato il donatore dell’opera in ginocchio in preghiera.
Nella seconda cappella, adiacente alla precedente, c’è un affresco del 1400 del pittore viterbese Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta, in cui è raffigurata una Crocifissione con la Madonna, San Giovanni, Sant’Ambrogio che raccomanda un chierico e alcuni angeli”.
A occuparsi delle analisi scientifica delle due opere, la dottoressa Claudia Pelosi dell’Università della Tuscia. “Lo operazioni non sono state invasive e hanno permesso di raccogliere elementi utili a una visione più approfondita degli affreschi in vista degli interventi materiali di restauro”.
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