Blera – (s.m.) – Un lungo abbraccio, lacrime di gioia e un incubo che finisce.
Sono stati assolti per non aver commesso il fatto i due genitori di Blera accusati di aver tentato di uccidere il loro bimbo di due mesi.
Il tribunale di Viterbo ha deciso ieri, dopo le repliche di accusa e difesa e una camera di consiglio di tre quarti d’ora. Alle 13,30, il presidente del collegio Eugenio Turco ha letto il dispositivo: genitori scagionati. Innocenti.
Secondo i giudici non è stata la coppia a provocare al neonato le emorragie, gli ematomi e le 29 fratture trovate su tutto il suo corpo. Due erano craniche.
Per quelle lesioni gravissime, scoperte nel marzo 2009, a due mesi dalla nascita, il bambino è rimasto per più di un anno all’ospedale Bambin Gesù di Roma. Anemico, sordo, cieco e parzialmente paralizzato è riuscito a recuperare su quasi tutti i fronti. Oggi ha cinque anni e un lieve ritardo nell’apprendimento. “Un miracolo”, per una delle dottoresse che si presero cura di lui, mentre il consulente della procura Massimo Lancia parlava di “quadro clinico devastante”.
La ricostruzione è indiziaria. La difesa dell’avvocato Franco Taurchini rileva che non si sa né come, né quando il piccolo si è procurato quelle fratture. Tantomeno risulta chiaro chi gliele ha procurate. Ma il pm Franco Pacifici attribuisce senza il minimo dubbio la colpa ai genitori. Per la coppia aveva chiesto la condanna a otto anni, in virtù della “violenza finalizzata a uccidere”, con la quale il piccolo era stato percosso, secondo l’accusa. Sicuramente in almeno di due occasioni, stando alla ricostruzione dei consulenti del pm, che hanno escluso patologie congenite, “smentite anche dalla prova dei fatti perché il bimbo è migliorato dopo le cure”, ha concluso il pubblico ministero.
Per la difesa, non c’era possibilità di condanna in un “processo così pieno zeppo di dubbi” e “con una pietra incombente sull’intero dibattimento: le intercettazioni”. Registrati a tradimento al telefono, marito e moglie dicevano di non sapersi spiegare il motivo di tutte quelle lesioni. E lo hanno ribadito in aula davanti ai giudici, appena prima della chiusura del processo.
Un silenzio tombale ha accolto la lettura del dispositivo. La tensione dei genitori imputati si è sciolta nel lungo abbraccio con amici e parenti. “Per noi è la fine di un incubo, dopo essere stati additati per anni come assassini”, dice la mamma assolta tra le lacrime. Piena soddisfazione per l’avvocato Taurchini, che ha difeso la coppia fin dalla prima ora. Ma il pm Pacifici è già pronto ad appellare: le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
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