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Viterbo - Il giocatore di baseball indagato per l'indagine Babele arrestato per evasione - L'avvocato: "Era in buona fede"

“Andava in questura per il permesso di soggiorno”

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Rodolfo Feliz Castillo

Rodolfo Feliz Castillo

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis, difensore di Castillo

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Viterbo – “Nessuna evasione. Rodolfo Feliz Castillo era del tutto in buona fede”.

Ad affermarlo è Samuele De Santis, difensore del giocatore di baseball arrestato ieri per evasione e già inquisito nell’indagine “Babele“.

Il 33enne dominicano, giocatore di baseball, è comparso stamattina in tribunale per il processo per direttissima.

Il giudice Rita Cialoni ha convalidato l’arresto e lo ha rispedito ai domiciliari, non per il reato di evasione, ma per lo spaccio di droga contestato nell’inchiesta di Babele, sul traffico di cocaina, eroina e marijuana in centro storico.

Castillo era stato notato ieri pomeriggio dagli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione. I poliziotti lo avevano incrociato nei pressi dell’ufficio immigrazione in viale Romiti.

Da giugno, è agli arresti domiciliari per la maxiindagine di finanza e carabinieri sullo spaccio nel cuore del centro storico. Non poteva uscire di casa. Da qui, il nuovo arresto per evasione. Ma il suo avvocato spiega: “Gli era arrivata una notifica sul rinnovo del permesso di soggiorno. Per questo voleva andare in questura. Nessun alibi da costituirsi e nessun altro motivo lo ha portato a uscire di casa. Sono tutte circostanze facilmente riscontrabili, quindi non si può parlare di evasione, mancandone il presupposto soggettivo”.

Castillo è tra il gruppo di dominicani incriminati nella retata antidroga di maggio: 33 arresti e due diverse bande che, secondo gli inquirenti, si spartivano il mercato degli stupefacenti in centro storico. Dominicani a San Faustino e maghrebini a San Pellegrino. Ma anche una decina di italiani, quasi tutti viterbesi, dalle posizioni più marginali.

Prima il carcere. Poi i domiciliari col braccialetto elettronico, disposti a giugno dal tribunale del Riesame. Infine, gli arresti in casa, senza più il dispositivo di controllo, collegato con la caserma.

A novembre, Castillo affronterà il processo “Babele” con rito immediato insieme ad altri dieci coindagati (salvo decisione di patteggiare o chiedere il giudizio abbreviato). A febbraio, quello per evasione.


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20 agosto, 2014

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