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Viterbo - Operazione Babele - Tutti i nomi degli arrestati - Il linguaggio criptico usato al telefono per parlare di droga - Il gip: "Spaccio nel cuore pulsante della città"

“Un ‘pollo intero’ per quattromila euro”

di Stefania Moretti
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Operazione Babele - Gli arrestati - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – Gli arrestati – Clicca per ingrandire

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Operazione Babele - Uno degli arresti

Operazione Babele – Uno degli arresti

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti, titolare dell’indagine

La conferenza stampa dell'operazione Babele

La conferenza stampa dell’operazione Babele

Il capo del Nucleo investigativo Giovanni Martufi

Il capo del Nucleo investigativo Giovanni Martufi

Domenico Costagliola, comandante del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza

Domenico Costagliola, comandante del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza

Viterbo – Pizza. Bistecca. Gnocchi. Uova.

La droga dell’operazione “Babele” diventa cibo nelle intercettazioni degli investigatori. Gli indagati parlano in codice, per intendere marijuana e cocaina, metadone e metanfetamine. Un linguaggio criptico e fantasioso ma a suo modo estremamente preciso per chi lo conosceva.

“Un pollo intero da 4500 euro” equivale a un chilo di marijuana. Il cioccolato è l’hashish. Il cocco la cocaina.

Gli incontri per rifornirsi di stupefacenti sono caffè, aperitivi, visite di cortesia, ricariche telefoniche. A volte si parla di sigarette, occhiali e regali. In un’altra occasione ancora, la droga diventa persino un “bambino”.

Modi diversi di intendere lo stesso oggetto spiegati nell’ordinanza del gip Franca Marinelli. 249 pagine di accuse che hanno spedito agli arresti 31 persone, dopo la maxioperazione Babele scattata all’alba di lunedì.

16 italiani di cui 15 viterbesi. 8 dominicani. 4 maghrebini. Due albanesi. Un venezuelano e una romena. Trenta ordinanze eseguite su 32: un paio sono scappati all’estero, il trentunesimo è stato beccato il flagranza di reato con due etti di cocaina. Una donna si è costituita ieri mattina in extremis, su consiglio del suo avvocato.

Non è un’associazione a delinquere: manca una gerarchia, non ci sono vertici e sottoposti. L’organizzazione è orizzontale: i presunti spacciatori smerciano lo stupefacente “collaborando fra di loro e aiutandosi vicendevolmente”, scrive il gip nell’ordinanza cautelare.

L’indagine parte a inizio 2013. Il 5 gennaio due giovani albanesi finiscono in manette: i carabinieri li trovano con un etto di hashish in casa. Loro dicono che è per una festa di compleanno. Patteggiano e tornano liberi. Sono i loro contatti telefonici con la connazionale Ana Roko a insospettire i carabinieri. Su di lei indaga anche la finanza. E’ chiamata “dama bianca” per la sua capacità di importare ingenti carichi di cocaina a Viterbo, grazie a una fitta rete di fornitori. La squadra mobile la arresta nella primavera del 2013. Per il nucleo investigativo di Giovanni Martufi e la tributaria di Domenico Costagliola inizia l’indagine congiunta, sotto la guida del pm Paola Conti. Un viaggio nella Babele del centro storico, frazionata in quelle che il gip chiama “bande”.

Da un lato i dominicani, spacciatori di cocaina proveniente dall’estero, “stanziati” tra San Faustino e via Cairoli. Dall’altro i tunisini, che importano marijuana e hashish da Roma e controllano il quartiere di San Pellegrino. Una spartizione in piena regola del centro storico che per il gip Marinelli è inaccettabile perché sotto gli occhi di tutti, “in totale dispregio degli abitanti, dei turisti e prima ancora delle forze dell’ordine”.

L’ultima parte dell’ordinanza è un’invettiva contro quello spaccio a cielo aperto, nel “cuore pulsante della città”: “Tali circostanze non sono di poco conto – scrive il giudice -, in quanto l’allarme sociale ad esse collegato è assai ampio, sì da ingenerare nella popolazione quasi un’impotenza, se non una resa dello Stato a far rispettare le proprie leggi e i propri regolamenti”.

Il gip parla di “particolare capacità e attitudine criminale degli indagati”: i capi di imputazione sono 32, in un periodo limitato che va da giugno a settembre 2013. C’è pericolo di ripetere i reati e inquinare le prove, soprattutto per i 25 finiti in carcere, molti dei quali pregiudicati; gli altri 7 ai domiciliari sono quasi tutti incensurati e avrebbero avuto un ruolo di secondo piano nella gestione del mercato della droga.

Tra gli arrestati anche alcune donne, spesso relegate alla funzione di trasportare o conservare lo stupefacente. Uno degli episodi più eclatanti riguarda la più giovane degli indagati: è Fabiana Natale, 25enne romana, sorpresa con più di 700 grammi di marijuana in un portafogli fucsia. La droga era mischiata a caffè sfuso per coprire l’odore.

L’ordinanza descrive incontri tra gli indagati in luoghi di ritrovo più o meno fissi: bar del centro o delle frazioni e poi la ricorrente via del Ganfione, a due passi da Palazzo Papale, indicata come “il pisciatoio” nelle intercettazioni. 249 pagine di degrado urbano e sociale. Tra chi invita i clienti a “sentire buona musica” – ossia consumare roba di qualità – e chi racconta agli investigatori di volerne uscire, ma l’eroina è più forte di lui.

Nei prossimi giorni, gli arrestati compariranno uno a uno davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Lo stesso giudice che li ha fatti arrestare dovrà decidere se ci sono gli estremi per rilasciarli. Con poche possibilità per tutti: come si legge sull’ordinanza, l’impianto accusatorio è “consistente” e la richiesta del pm Paola Conti è stata “accolta totalmente”.

Stefania Moretti


Fotocronaca: Il blitz, i sequestri, la conferenza stampa
Video: I retroscena dell’operazione –  Le immagini del blitz “Babele”


 I destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere

1) Feliz Castillo Rodolfo, detto Bryan, nato in Repubblica Dominicana il 26/09/1981;

2) Morales Ivan Antonio, detto Flou, nato in Repubblica Dominicana il 10/11/1979;

3) Vargas Delgadillo Hector Jose, detto Peralta, nato in Venezuela il 15/02/1977;

4) Despoteri Paoula, detta Cynthia, nata in Repubblica Dominicana il 07/06/1986;

5) Rodriguez Guerrero Jorge Alexander, detta Melassa, nato in Repubblica Dominicana l’08/02/1980;

6) Santo Hernandez Luciano, detto Roni, nato in Repubblica Dominicana il 13/12/1987;

7) Cabrera Batista Ysael Jonnathan, nato in Repubblica Dominicana il 21/06/1985;

8) Hernandez Abreu Angela Josefina, detta Angie, nata a La Vega (Repubblica Dominicana), il 06/12/1987;

9) Pierini Caterina, nata a Viterbo il 28/04/1951;

10) Bellacanzone Massimo, nato a Roma il 28/12/1968;

11) Mecarini Ferrico, nato a Viterbo il 15/07/1971;

12) Abatecola Bruno, nato a Viterbo il 28/01/1970;

13) Gjyli Loris, nato in Albania il 17/06/1980;

14) Cannone Livio, nato a Viterbo il 09/03/1961;

15) Casagrande Sergio, nato a Viterbo l’11/10/1971;

16) Mini Samuel, nato a Viterbo l’08/09/1988;

17) Mucciarelli Luca, nato a Viterbo il 17/09/1979;

18) Germani Angelo, detto Jonnathan, nato a Viterbo il 13/12/1979;

19) Capotondi Francesco, nato a Viterbo il 24/03/1978;

20) Musaku Thair, nato in Albania il 13/06/1982;

21) Ben Yahia Chaouki, nato in Libia il 24/01/1978;

22) Natale Fabiana, nata a Roma il 17/06/1989;

23) Chaalia Bilel, nato in Tunisia il 15/08/1982;

24) Mezni Mohammed, detto Hamman, nato in Tunisia il 05/01/1982;

25) Melki Aymen, nato in Tunisia il 01/06/1984;

I destinatari delle ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari

26) Flamini Alessandro, nato a Viterbo il 28/06/1971;

27) Costantini Giuseppe, nato a Viterbo il 28/08/1970;

28) Cindea Maria Andreea, nata in Romania il 20/03/1986;

29) Pasquini Luigi, nato a Viterbo il 05/01/1968;

30) Casagrande Sonia, nata a Viterbo il 27/02/1974;

31) D’Agostino Sara, nata a Viterbo il 06/10/1978 ;

32) Micheli Corcino Freddy Maria, nato a Santo Domingo il 15/10/1985.


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20 maggio, 2014

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