Viterbo – Un ricorso urgente rimbalzato a novembre. E intanto, un’intera famiglia non sa più come andare avanti, mentre vive il più brutto degli incubi.
Da un lato, c’è un padre indagato per presunti abusi sessuali sul figlio.
Dall’altro, una madre angosciata che cerca di tutelare il suo bambino.
Per questo, tramite il suo avvocato, la donna si è rivolta al tribunale civile di Viterbo per valutare una sospensione degli incontri tra padre e figlio. Ma l’udienza per discutere il suo ricorso, presentato ad agosto, non si terrà prima di novembre.
Nel frattempo, la situazione è ingestibile, tra il padre che vuole vedere il bambino e la madre preoccupata che prende tempo aspettando l’udienza. Ma manca ancora un mese e mezzo.
“I ritardi della giustizia si ripercuotono sui cittadini – afferma l’avvocato della donna, Stefania Sensini -. Il concetto di giustizia non si limita al diritto a un provvedimento giusto. Il cittadino si aspetta anche che le decisioni che lo interessano vengano prese nei tempi giusti e ragionevoli. Non è stato questo il caso”.
La coppia, separata da anni, è sempre rimasta in buoni rapporti. Ma le confidenze del piccolo alla mamma accendono un terribile campanello d’allarme. L’avvocato Sensini si attiva prima di Ferragosto. Chiede la modifica dei provvedimenti del tribunale dei minori, sui diritti di visita del padre al figlio. Vista la situazione, suggerisce la sospensione degli incontri o, almeno, visite protette.
L’udienza viene fissata al 4 settembre. Un giorno prima, arriva il rinvio: niente udienze sotto le festività di Santa Rosa, oltre alla quasi paralisi della sospensione feriale.
Dal 4 si passa all’11. Ma anche stavolta, niente da fare. Troppi processi. Talmente tanti da far saltare il ricorso direttamente al 5 novembre. Prolungando l’attesa e l’agonia.
“Un provvedimento a distanza di mesi non avrà mai la stessa efficacia che avrebbe avuto oggi, in termini di protezione del bambino e di serenità familiare – dichiara l’avvocato Sensini -. Si tratta di decisioni che incidono fortemente sulla vita delle persone. Un ritardo diventa un immenso disagio, per chi si trova in situazioni così difficili, dove c’è in gioco il bene di un minore e che, proprio per questo, dovrebbe avere la priorità. Questa madre chiedeva una risposta immediata e non l’ha avuta. D’altra parte, il padre, innocente fino a prova contraria, sta cercando di far valere il suo diritto di vedere il bambino, in assenza di un provvedimento che glielo vieti. Ma la tensione è alle stelle. E questa mamma, adesso, si sente abbandonata dalle istituzioni“.
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