Viterbo – Non solo (e non tanto) penale. I problemi del tribunale di Viterbo, quanto a organico della magistratura, si annidano soprattutto nel settore civile.
Fino a pochi giorni fa, il palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino aveva una scopertura del 60 per cento, in termini di magistratura civile. Oggi, dopo il ‘rimpasto’ messo in atto dal presidente del tribunale, c’è stato un flebile miglioramento. Ma la toppa è ancora troppo piccola per il buco.
Se al settore penale l’organico è quasi al completo, considerando la mancanza di un unico giudice al monocratico, il civile langue. Mancano tre giudici. Uno è in malattia, gli altri due posti sono vacanti.
Su un totale di sette magistrati che dovrebbero essere in servizio al tribunale di Viterbo, applicati esclusivamente alla materia civile, ce ne sono solo quattro. E fino a pochi giorni fa erano in due.
Cos’è cambiato? L’ordine degli avvocati di Viterbo si è messo di traverso. Dopo i continui rinvii delle udienze, saltate da un anno all’altro, e il blocco di procedimenti anche urgenti, è stata inviata una segnalazione formale al presidente del tribunale Maurizio Pacioni. Civile: scopertura del 60 per cento. Penale: appena del 15 per cento, con l’organico gip e gup al completo. Da qui, la richiesta di riequilibrare i due settori.
Il risultato è il decreto del presidente Pacioni che restituisce al civile il giudice Stefano Pepe, revocandogli la funzione di gip che aveva rivestito nei mesi scorsi. Significa, intanto, che tutti i provvedimenti e le udienze preliminari per cui era stato incaricato il dottor Pepe dovranno trovare un altro gip e un altro gup. Ma significa soprattutto ridare respiro a un settore in ginocchio. Che, perlomeno, dai due soli giudici civili a tempo pieno rimasti, passa oggi a quattro, con il dottor Pepe e l’arrivo della dottoressa Mastropasqua.
“Apprezziamo il fatto che i nostri rilievi siano stati ascoltati – afferma il presidente dell’Ordine degli avvocati di Viterbo Luigi Sini -. Per noi è il segnale che c’era effettivamente una situazione di forte sproporzione e che le osservazioni dell’avvocatura possono dare un contributo”.
Bene. Ma non basta ancora. Perché con i trasferimenti volontari e sempre possibili dei magistrati, il tribunale di Viterbo rischia di ritrovarsi punto e a capo. La falla è anche e soprattutto nella lentezza del sistema giustizia. In generale.
“L’ultimo bando di concorso del Csm per i posti scoperti è uscito a giugno – spiega Sini -. La scadenza è a settembre. Ma tra l’assegnazione e l’effettiva assunzione dell’incarico passano anche sei mesi e più. Tempo prezioso che viene perso inutilmente, lasciando i tribunali senza giudici e i cittadini senza giustizia. L’unica soluzione per far ripartire la macchina è che vengano nominati presto giudici e quando un giudice viene trasferito dev’essere immediatamente prossima la sua sostituzione, perché nessuna riforma può avere effetti se non ci sono i magistrati che decidono”.
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