Viterbo – Arsenico e salute. Uno studio della Regione Lazio analizza gli effetti della contaminazione dell’acqua potabile sull’uomo.
Il rapporto di 38 pagine, stilato dal Dipartimento di Epidemiologia del sistema sanitario regionale, è allegato all’esposto presentato in procura da “Non ce la beviamo”, coordinamento viterbese che raggruppa varie associazioni.
Svolto su incarico dell’assessorato regionale all’Ambiente, è suddiviso in tre fasi. La prima, conclusa nel 2012, includeva i 91 comuni del Lazio con richiesta di deroga per i livelli di arsenico nelle acque destinate al consumo umano. Ha evidenziato la presenza di effetti sulla salute nelle popolazioni residenti in aree con livelli di arsenico maggiore a 20 microgrammi per litro.
Quella allegata all’esposto di “Non ce la beviamo” è la seconda fase dello studio, riguardante 17 comuni del Viterbese, scelti in base all’estensione e ai livelli di arsenico presenti. 165mila i soggetti monitorati, sulla base di un confronto tra i residenti in 8 comuni più esposti (con arsenico presente in concentrazioni maggiori a 20 microgrammi per litro) e 9 meno esposti (minori di 10 microgrammi per litro).
La conclusione è che arsenico e mortalità sono direttamente proporzionali: il rischio di morire cresce con l’aumentare delle concentrazioni.
La relazione tiene conto anche della durata di esposizione all’arsenico. Per chi beve o utilizza acqua contaminata a vita, si registra un maggior pericolo di morte per tumore del polmone, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e diabete.
La terza fase del rapporto è ancora in corso.
“I rischi osservati – si legge nell’introduzione dello studio – si riferiscono a esposizioni croniche relative ai decenni passati, nei quali i livelli di arsenico potevano essere superiori a quelli attuali. I risultati indicano la necessità di un continuo monitoraggio dei livelli di contaminazione da arsenico delle acque e di interventi di sanità pubblica per assicurare il rispetto dei limiti previsti dalla legislazione attualmente in vigore”.
Documenti: Il rapporto sull’arsenico del Dep Lazio
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