Viterbo – Non c’è partita di calcio, da quelle nel cortile della parrocchia alla Champions league, senza una seppur minima protesta nei confronti dell’arbitro.
Falli non visti, rigori concessi o negati, cartellini facili o sbagliati. E a ogni decisione c’è sempre una squadra che sorride e l’altra che si innervosisce. Fa parte del gioco, a tal punto che non fa più quasi notizia.
Quello che difficilmente capita, invece, è l’esatto contrario: un arbitro che minaccia un giocatore e lo apostrofa con frasi tutt’altro che simpatiche. Parole pesanti che lo fanno finire dritto in tribunale di fronte al giudice di pace Alessandro Mandolini.
I fatti risalgono al 30 gennaio del 2011. In campo, a Viterbo, si affrontano due squadre di un campionato di bassa categoria: una di Civita Castellana e l’altra, appunto, del capoluogo della Tuscia.
Il clima si scalda, ma non sono i giocatori a rappresentare il loro malcontento all’arbitro. Tutt’altro.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, infatti, sarebbe stato proprio il direttore di gara a innervosirsi durante la partita. Il suo bersaglio pare fosse un giocatore in particolare, al quale più volte ha ordinato di fare silenzio, nelle diverse occasioni in cui, per qualche decisione dubbia, quest’ultimo aveva provato a spiegarsi con lui.
Al termine del match la rabbia dell’arbitro è esplosa: “Appena esci di qui ti rompo il culo”. Insomma, non proprio un invito cordiale…
Una minaccia in piena regola che, per il pubblico ministero, è da definirsi tale anche perché, secondo la versione di alcuni testimoni del processo, è stata pronunciata dall’arbitro indicando la strada fuori dal campo di gioco e quindi con una qualche intenzione a proseguire il battibecco e, forse, anche passare alle mani.
“Il direttore di gara pronunciando quella frase – ha detto nella sua arringa l’avvocato Remigio Sicilia, legale di parte civile del giocatore – forse ha scambiato il cartellino rosso per il cartellino a luci rosse… Ma c’è di più. Al di là della frase piuttosto colorita e pesante, l’arbitro ha dimostrato di avercela proprio con il mio cliente, anche perché lo ha segnalato all’autorità competente per una eventuale sanzione disciplinare, benché non ci fossero stati episodi particolari durante la partita. Nessun fallo, nessuna ammonizione, nessuna espulsione”.
A nulla è valsa la “spiegazione” della difesa che ha puntato sul contesto scherzoso in cui pare fosse stata pronunciata quella frase.
Il giudice di pace Alessandro Mandolini ha condannato l’arbitro a una multa di 450 euro e a un risarcimento di duemila euro nei confronti del giocatore, oltre al pagamento delle spese legali.
Francesca Buzzi
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