Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La singolarità delle azioni e la loro distanza dai fatti appare sempre più evidente nel governo della sanità viterbese.
Ma proviamo a mettere a fuoco se si tratta solo di un’impressione. Lo stato della sanità regionale è in piena emergenza. Questo è testimoniato dall’esistenza di un piano di rientro che “ci costringe ad elemosinare tutto”, come lo stesso commissario afferma, dicendo anche che “siamo costretti a ridurre le spese” e che l’ambizione della regione è di “rientrare con i costi, ma non abbattere i livelli di assistenza”.
Con simili presupposti sarebbe bello conoscere come si riesce ad “armonizzare” questo stato di ristrettezze con i trionfalismi programmatici usati nella presentazione dell’atto aziendale. Viene da chiedersi, e da chiedere al commissario straordinario, come sia possibile coniugare lo stato di “indigenza organizzativa”, descritta con il tanto sbandierato concetto di DEA di II livello, se neanche si possiede il personale necessario al funzionamento elementare della sanità locale.
Forse, non molti giorni fa, questo inquietante aspetto è sfuggito. Si è preferito focalizzare l’attenzione su operazioni come la esternalizzazione di attività, in nome di un futuro che di fatto la regione non ha ancora previsto per Viterbo.
Se la necessità è quella di invertire la tendenza alla perdita di 100 milioni di euro l’anno, e addirittura non si conosce neanche dove avrà sede il 118, tra Viterbo e Rieti, ci chiediamo come sia possibile anche solo ipotizzare, come fatto durante l’incontro di lunedì, una futura cardiochirurgia.
Dallo stato di cose descritto da Macchitella a Palazzo dei Papi appare distante anni luce il progetto che ha dettato ed ispirato un atto aziendale così “rivoluzionario”. Eppure è stato presentato dalla stessa persona. Dove sta la verità?
Francesco Battistoni
Vicecoordinatore regionale Forza Italia
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