Viterbo – Direttive impartite dall’alto del Genio civile.
Roberto Lanzi dettava pezzi delle offerte per gli appalti agli imprenditori che partecipavano. E’ emerso alla nuova udienza del processo “Genio e sregolatezza”, sulla ventina di presunte gare truccate tra Viterbo e provincia.
Così Lanzi, ex funzionario dell’ufficio gare, si è guadagnato la fama di “deus ex machina” dell’appaltopoli nostrana, che ha portato a processo otto persone, tra imprenditori, amministratori e responsabili dell’ufficio regionale.
Ci sono volute sei ore, ieri, per fare ordine nel mare magnum di “Genio e sregolatezza”. Primi testimoni dell’accusa – e del processo – tra cui l’assistente capo Paolo Cerasi del Nipaf (Nuclei di polizia ambientale e forestale).
Il fascicolo dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma nasce nel marzo 2010 come costola di un’altra indagine. Cerasi riepiloga gli appalti incriminati: dai lavori alla zona industriale di Vignanello ai campi sportivi di Vasanello e Bolsena; dall’asfalto di Capranica al restauro della biblioteca di Corchiano. Ma è solo la punta dell’iceberg. Una storia infinita, perché le gare presumibilmente truccate sono 26 e Cerasi arriva appena a parlare dell’ottava. Il suo lungo racconto in aula continuerà a gennaio.
La cerniera di tutti gli appalti è Lanzi. Onnipresente, come funzionario del Genio che, in teoria, doveva aiutare i piccoli comuni a smaltire la burocrazia degli appalti. In pratica lavorava per gli imprenditori, secondo gli inquirenti, spiccando un salto mortale tra i due estremi dell’interesse pubblico e privato.
Cerasi parla delle tante telefonate intercettate anche a ridosso della scadenza dei bandi. Di email con le ‘disposizioni’ da seguire. Degli appuntamenti nell’ufficio di Lanzi per sostituire le offerte, come sarebbe successo nell’estate 2010 con l’appalto di Vignanello. Il più ghiotto: lavori per 2 milioni e mezzo di euro aggiudicati dalla Ati Chiavarino Gemma e per i quali Lanzi avrebbe preso una tangente da 40mila euro, ma un testimone, ieri, ne ricordava 20mila.
Sull’appalto di Vignanello il consiglio di Stato non ebbe nulla da ridire. Ma, nell’estate 2010, i forestali hanno filmato Tomassetti, titolare della Gemma Srl, fresco di patteggiamento, mentre consegna a Lanzi una busta. Il funzionario del Genio ci infila dentro un foglio: per gli inquirenti, è la nuova offerta economica della Ati Chiavarino. Più vantaggiosa di quella originaria, che i forestali trovano e sequestrano nella ditta degli imprenditori di Celleno Gianfranco e Daniela Chiavarino (anche loro usciti col patteggiamento): 17 per cento di ribasso nell’offerta originaria; 10 per cento nell’altra. Sicuramente più favorevole agli imprenditori e più costosa per il comune di Vignanello, allora retto da Federico Grattarola, che oggi siede in consiglio provinciale. Anche lui – almeno in una prima fase dell’inchiesta – era tra la cinquantina di indagati di “Genio e sregolatezza”.
Dal computer di Lanzi sarebbero partite email indirizzate agli imprenditori, con le percentuali di ribasso sotto dettatura. A volte anche con linguaggio cifrato: “Metti nel vaso un fiore da 3,10 euro”. 3,10 per cento è il ribasso indicato al destinatario dell’email che partecipa al “vaso”: l’appalto di Vasanello. Consigli che Lanzi avrebbe dato anche in qualità di componente della commissione di gara. Il “funzionario che sussurrava agli imprenditori” si lamenta anche con una lettera al suo dirigente quando, a fine 2010, la direzione generale del Genio civile sospende il servizio di supporto per le gare d’appalto ai piccoli comuni.
Lanzi sapeva di essere spiato. Le intercettazioni ambientali nel suo ufficio vanno avanti a singhiozzo da giugno 2010 a febbraio 2011, quando si interrompono definitivamente. Un anno e mezzo dopo scattano gli arresti per lui e per i dodici principali indiziati di appaltopoli.
Intanto, all’udienza di ieri, oltre al megariepilogo degli investigatori, è cambiato uno dei componenti del collegio: Angela Damiani prende il posto del giudice Cesare Trapuzzano. Parte delle intercettazioni – quelle raccolte nel famoso secondo filone d’inchiesta, rimasto silente – diventano inutilizzabili.
Stefania Moretti





