Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile professoressa Moscucci, ho letto con ritardo la sua comunicazione inviata via e-mail in quanto il mio programma di posta elettronica, che non sospettavo essere dotato di un tale senso critico, l’aveva inserita tra i messaggi ‘indesiderati’.
Devo confessarle che, se le sue argomentazioni mi hanno lasciato perplessa, il mio stupore è stato enorme allorché sono arrivata a leggere della ventilata esclusione degli occupanti dal gala natalizio: mi lasci dire che la sua dura proposizione rivela una natura impermeabile che mi ha ricordato Maria Antonietta e le sue brioches.
Come in quel caso, peraltro, non c’è da stare allegri.
Cara professoressa, non voglio discutere in merito alle motivazioni addotte dagli studenti: sarebbe troppo facile, e il problema che riguarda lei e me – gli educatori – purtroppo è ben altro.
Credo, infatti, che la scuola debba saper sfruttare lo straordinario potenziale di cui è dotata per il suo essere un luogo di libero confronto, un luogo in cui esporre le proprie idee ed ascoltare quelle degli altri. Il luogo in cui, parlando e ascoltando, si impara ad avere rispetto per le opinioni altrui. Perché così si cresce, così si diventa donne e uomini responsabili.
Se alcuni studenti le hanno rappresentato la necessità di discutere del futuro della scuola e del loro futuro, credo che lei avrebbe dovuto valutare l’opportunità di ascoltarli. Con il rispetto che è dovuto anche a loro.
La scuola dovrebbe per prima percepire le necessità e i disagi dei ragazzi. E questi sono, evidentemente, ragazzi pensanti, che leggono e si informano, e hanno voglia di far sentire la propria voce.
E, in quanto tali, credo non abbiano alcun problema a non prendere parte a uno stupido gala.
Le auguro un felice Natale di meditazione.
Una (educatrice) mamma
Lettera firmata
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