Viterbo – Assolta perché il fatto non sussiste.
Il tribunale di Viterbo ha scagionato con la formula più ampia la dottoressa I.L., accusata di truffa aggravata ai danni della Asl.
La vicenda si trascinava dal 2008. La dottoressa lavorava al pronto soccorso dell’ospedale Belcolle e alla guardia medica di Soriano nel Cimino, dove arrivava spesso in ritardo. Lo stipendio restava comunque lo stesso. Esattamente come se avesse lavorato per intero.
Una presunta truffa che la Asl, registro dei turni alla mano, ha quantificato in 3mila euro circa, considerando ritardi e retribuzioni.
I.L. si è difesa vantando i suoi crediti: “Ho 1600 ore di straordinari non pagati – ha spiegato in aula davanti al giudice Silvia Mattei -. E’ vero che arrivavo in ritardo, ma non ho mai lasciato un turno scoperto. Anche ai colleghi capitava spesso e ci aiutavamo a vicenda”.
Solo l’avvocato di parte civile della Asl insisteva per la condanna per il danno all’azienda. Sia il pm che l’avvocato della dottoressa, Giuliano Migliorati, hanno chiesto l’assoluzione dall’accusa di truffa, sostenendo che il ritardo non equivaleva a una truffa e che, essendo rimasti coperti i turni, non c’è stato nessun raggiro per la Asl.
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