Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Buona scuola per chi?
Un dibattito ampio e articolato s’è svolto, sabato scorso, nella sede di Solidarietà cittadina. Hanno partecipato insegnanti, personale della scuola, studenti, genitori, a riprova dell’importanza dell’argomento. Sono emerse serie preoccupazioni circa le caratteristiche che la scuola statale verrebbe ad assumere se la legge la “Buona scuola,” proposta dal governo,venisse approvata. Perché:
Questa cosiddetta riforma è ulteriore taglio finanziario, propaganda elettorale, perdita di diritti faticosamente conquistati, indifferenza ( se non peggio) verso la scuola statale.
Crea conflitti, contrapposizioni, insicurezze; favorisce le scuole private e chi ha mezzi finanziari per permettersele, a detrimento del diritto allo studio che la scuola statale deve garantire a tutti. Cosa gravissima: vengono violati gli articoli 9,33,34 della nostra Costituzione.
Questa cosiddetta riforma, annullando le decisioni collegiali e ogni forma di presenza sindacale nella scuola, consegna al dirigente scolastico ogni potere decisionale sul “target”(come se non avessimo parole nella nostra lingua) dell’apprendimento ( le tappe della crescita umana e culturale degli alunni non si decidono a tavolino), sia l’assunzione degli insegnanti, che farebbero parte di una “rete” di scuole, per cui si perderebbero continuità didattica, autonomia e libertà di insegnamento, cioè il concetto stesso di scuola statale, e l’istruzione tornerà, ancora di più, ad essere cosa per pochi, compromettendo i principi di uguaglianza, pari opportunità e democrazia. Vogliamo tornare indietro di qualche secolo? No, mille volte no!
Questa cosiddetta riforma con l’introduzione della prova Invalsi obbligatoria, test a risposte multiple di ispirazione anglosassone (in discussione nei loro paesi di origine) stravolge la possibilità di una corretta ed educativa forma di valutazione.
I test sono preparati da persone che niente hanno a che fare con il mondo della scuola,privi di conoscenze psico-pedagogiche, per cui molte domande sono sopradimensionate e creano valutazioni fuorvianti, inutili,dannose. Rispondere ai quiz, insegna solo a rispondere ai quiz e favorisce omologazione e appiattimento di individualità, quindi il rafforzamento di una società conformista e influenzabile: misero risultato per una scuola che deve insegnare ben altro.
Le prove Invalsi costano 14 milioni di euro all’anno. Soldi buttati dalla finestra o forse regalati a qualcuno (io sono una che pensa male).
– questa cosiddetta riforma prevede di valutare gli insegnanti in base ai master effettuati, ai progetti presentati,alle attività axtracurriculari svolte. Tutte ottime cose; ma un buon insegnante è, soprattutto, chi sa arrivare agli alunni e trovare la strada per far breccia nell’apatia che, spesso, i ragazzi dimostrano perché poco consapevoli dell’importanza dell’istruzione.
– questa cosiddetta riforma rafforza il concetto di scuola-impresa. Ma la scuola non produce frigoriferi, cellulari o automobili, ma qualcosa di molto più importante: sviluppo di intelligenze di persone che quei prodotti creeranno e che non si limiteranno solo a comprare, imperativo categorico della nostra società.
Non si può applicare alla scuola la logica dell’impresa, perché la crescita e lo sviluppo della personalità degli alunni non possono essere trattati come beni di consumo, ma qualcosa a cui accostarsi in punta di piedi e con tanta delicatezza. E’raccapricciante sentire qualche dirigente sostenere che ogni alunno è 40 euro di costo al giorno.
Per questi motivi e per altri che, per motivi di spazio non possono essere illustrati, chiediamo che la proposta di legge venga cambiata. Speriamo che il nostro governo, in un sussulto di ascolto vero,sappia tenere conto delle voci che si levano dal mondo della scuola e dai tanti conoscitori dei problemi scolastici.
Intanto, noi sosteniamo il comitato della Lip, legge di iniziativa popolare, che prefigura davvero una “Buona scuola”, ispirata ai principi costituzionali che restano tuttora imprescindibili e non sono superati, contrariamente a ciò che qualcuno vuol farci credere. La Lip è sostenuta da oltre centomila firme. Invitiamo tutti a conoscerla e sostenerla e chiediamo al Parlamento di discuterla. La scuola statale è patrimonio comune, difendiamola tutti con forza, prima che sia troppo tardi. Il progresso e lo sviluppo di un popolo dipendono dalla sua scuola.
Maria Immordino
Solidarietà Cittadina
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