Viterbo – Un edificio scolastico a impatto zero.
E’ questo lo scopo del progetto nZEB, nearly Zero energy building, del Liceo Scientifico Ruffini, realizzato dagli studenti delle classi quarte nella loro sede.
“Siamo stati coinvolti in questo splendido progetto casualmente – afferma Bruna Rossetti, presidente di Confcooperative Viterbo – , ma siamo molto felici di averlo supportato, perché ammiriamo il lavoro fatto dai ragazzi e crediamo nella possibilità concreta di realizzare edifici scolastici super efficienti da un punto di vista energetico, specie in un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui dobbiamo fare bene e risparmiare tanto.
All’interno della nostra associazione di categoria – prosegue – , abbiamo diversi servizi e possiamo lavorare insieme sia per comunicare ciò che avete già fatto o che vorrete ancora fare, attraverso la nostra web radio, Radiocoop76, sia per rendere effettive altre tipologie di progettualità: penso, in particolare, all’utilizzo della cooperazione scolastica per conoscere e saper creare uno strumento d’impresa semplice, abbordabile, ma soprattutto tangibile. Il nostro sogno è sul territorio, perché la scuola è frontale ma deve essere, come in questo caso, anche sperimentale”.
Per rimanere nei termini della concretezza, in effetti, gli studenti del Ruffini hanno realizzato in questi mesi un lavoro certosino di analisi della dispersione energetica del loro edificio scolastico ed individuazione delle soluzioni possibili, cioè economicamente sostenibili (lampadine a led, termoregolatori, scollegamento delle apparecchiature in stand-by) in applicazione del Protocollo Casa Clima, grazie alla collaborazione di ingegneri e architetti ben consci delle difficoltà derivanti dalla natura storica dello stabile considerato.
Quest’ultimo, infatti, coniuga risparmio e benessere residenziale, indicando quello standard energetico che segna un’ottimale qualità della vita.
“Per una volta, i ragazzi sono usciti dai banchi di scuola – hanno dichiarato di seguito i vari sostenitori del progetto – passando da fruitori a ricercatori e gettando le basi per una vera e propria educazione e cultura ambientale, oltreché di partecipazione per ciò che servirà soprattutto alle generazioni future”.
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