Santa Marinella – (f.b.) – “Una serie di bugie e di cattiverie dette solo per vendicarsi”.
Ne sono convinti, e lo hanno anche riferito al gip, Fabio Tofi e le altre quattro persone indagate per la vicenda che ha gettato nella bufera la casa famiglia “Il monello del mare” di Santa Marinella (video).
L’interrogatorio di garanzia è iniziato ieri alle 12 ed è andato avanti fino alle 16. Quattro lunghe ore durante le quali tutti gli indagati hanno esposto la loro versione dei fatti, corredandola di documenti e prove consegnate al giudice e messe agli atti. Da tutto ciò emergerebbe un quadro nettamente diverso da quello formulato dall’accusa, che quasi capovolgerebbe le cose.
Fabio Tofi, 55enne di Santa Marinella e direttore della struttura per ragazzi con difficoltà sociali, è agli arresti domiciliari da mercoledì mattina per le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti sui minori. Di quest’ultima accusa rispondono anche altre quattro donne, una delle quali moglie di Tofi, tutte collaboratrici a vario titolo della casa famiglia.
“Abbiamo illustrato tutta la storia dall’inizio – spiega l’avvocato dei cinque Vincenzo Dionisi -. Purtroppo siamo di fronte a una vicenda molto delicata. Quelle ragazze hanno delle grosse problematiche da affrontare e per un motivo o per l’altro a un certo punto non volevano più stare in quella struttura. C’erano delle regole da rispettare e loro non erano d’accordo. Più volte erano emersi comportamenti anomali, che gli operatori della casa famiglia avevano notato e relazionato sia al tribunale dei minori che agli assistenti sociali”.
Le tre presunte vittime, comunque, non hanno sporto alcuna denuncia. Le accuse sarebbero partite proprio dagli assistenti sociali con le quali le ragazzine, tutte adolescenti, comunicavano periodicamente. Gli inquirenti le hanno poi ascoltate e loro hanno fornito ulteriori spiegazioni.
“Tutto quello che hanno detto – continua il legale – è solo il frutto di una vendetta. Tofi e il suo staff si erano accorti dei problemi delle tre e alla fine si era deciso di allontanarle. Tutte, infatti, avevano già trovato un’altra sistemazione e i fatti dell’inchiesta risalgono a mesi addietro. Gli stessi in cui, appunto, la casa famiglia “Il monello del mare” faticando a gestire la situazione aveva redatto le relazioni per il tribunale minorile e aveva avuto uno scambio di mail su questi problemi con gli assistenti sociali.
Relazioni e mail sono state oggi depositate al gip Chiara Gallo e sono della prima metà del 2014.
Spicca al centro dell’inchiesta l’episodio filmato dal cellulare di una delle tre ragazzine. In questo caso si tratta del 2013, ma quel video non era nuovo né a Tofi né al resto del personale.
“Tofi ha raccontato al gip quanto accaduto quella volta – prosegue l’avvocato Dionisi -. La giovane era in preda a una crisi. Era stata seguita per ore da uno specialista del Bambin Gesù e, tornata nella casa famiglia, ha avuto una ricaduta. Rischiava di essere violenta con se stessa e con gli altri. Nessuno sapeva più come prenderla. Tofi e sua moglie si sono precipitati al “Monello del mare” e hanno insistito per farle prendere dei farmaci che la madre della ragazza stessa, di professione medico della Asl, aveva loro consigliato. Quel filmato, quindi, c’è da molto tempo e nessuno ha mai provato a distruggerlo né a manometterlo, anzi”.
Nessuna traccia, secondo la difesa, nemmeno del cibo scaduto e tantomeno della presunta violenza sessuale di Tofi su una delle adolescenti.
“Il cibo che i minori consumavano nella struttura era lo stesso che cucinavano e mangiavano anche gli operatori che si occupavano di loro – continua Dionisi -. Quello scaduto o avariato, quando c’era, veniva riposto in un magazzino fuori dalla casa famiglia per essere consegnato a un vicino che lo usava per i suoi animali. Assurda anche l’accusa di violenza sessuale: Tofi non stava quasi mai con le ragazze perché si occupava solo degli aspetti amministrativi e, comunque, la privacy delle singole stanze di ogni ospite era sempre rispettata”.
Il modus operandi dei gestori del “Monello del mare” sarebbe, tra l’altro, documentato dalle continue verifiche a sorpresa che Asl, carabinieri e procura minorile facevano sul posto e che non avrebbero mai trovato qualcosa da eccepire.
Insomma, gli indagati più che carnefici si sentono vittime. E a loro discolpa hanno portato anche il racconto di un episodio poco chiaro.
“Che le ragazze volevano vendicarsi di Tofi – conclude Dionisi – ce lo fanno pensare diversi comportamenti. Primo tra tutti il dubbio, che temiamo corrisponda a verità, che una di loro abbia tentato più di una volta di drogare Tofi offrendogli una tazza di caffè in cui era stato versato qualche tranquillante o qualche sostanza stupefacente. In più di un’occasione infatti lui lamenta di essersi sentito male subito dopo aver accettato l’invito a bere quello che gli veniva dato”.
L’avvocato Vincenzo Dionisi, a margine dell’interrogatorio, ha presentato al gip istanza di revoca degli arresti domiciliari per Fabio Tofi. Nessuna richiesta, invece, per i divieti di dimora nella casa famiglia che hanno colpito le altre quattro donne. Del resto la struttura è sotto sequestro ed è chiaro che nessuno possa ora farvi accesso.
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