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Nepi - L'aggressore chiede la nullità del decreto di apertura - L'avvocato del 20enne pestato: "Dopo tre anni siamo ancora in primo grado"

Ventenne pestato a Ibiza, processo paralizzato

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Andrea Nardi, il ragazzo aggredito a Ibiza

Andrea Nardi, il ragazzo aggredito a Ibiza

L'avvocato Daniele Mandula

L’avvocato Daniele Mundula

Doctor Fleming avenue, la via del locale a Ibiza

Doctor Fleming avenue a Ibiza

Nepi – Battuta d’arresto per il processo all’aggressore di Andrea Nardi, il 20enne di Nepi atterrato da un pugno mentre passeggiava con gli amici a Ibiza.

Dean Northwood, ventenne inglese di Chertsey, accusato di aver sferrato il cazzotto, ha fatto ricorso contro il decreto di apertura del dibattimento.

Una questione tecnica, fatta di cavilli e notifiche irregolari che, però, ha imposto un temporaneo stop al procedimento.

Il giudice dovrà decidere se mantenere l’attuale decreto oppure annullarlo e notificarne uno nuovo all’imputato.

“Problemi di prescrizione, per ora, non ce ne sono – dichiara l’avvocato Daniele Mundula -. L’impasse in cui siamo caduti è puramente tecnica e processuale, però porta via tempo: finché non sarà presa una decisione sul decreto, il pm non formulerà il capo di imputazione. Anche la parte civile può formularlo, secondo l’ordinamento spagnolo, e per noi non c’è dubbio che sia stato tentato omicidio. Ma finché si passa il tempo a discutere di questioni di lana caprina, il processo tarderà a cominciare. E, francamente, non ricordo processi in Spagna più lunghi di questo: a tre anni dall’aggressione siamo ancora in primo grado”.

Andrea, 20enne di Nepi, viene pestato la notte tra il 28 e il 29 luglio. E’ in vacanza a Ibiza con gli amici: cammina tranquillo in Doctor Fleming Avenue quando gli arriva quel pugno in pieno viso apparentemente senza un perché. Solo qualche giorno dopo si saprà che quella dell’aggressore era stata una “caccia all’italiano”. Una scommessa tra amici: vince chi trova prima un italiano e lo picchia. E Andrea finisce in coma per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Dopo un mese il ragazzo esce da terapia intensiva. Lentamente ricomincia a parlare, a muoversi, a fare la sua vita di sempre, dopo interventi neurochirurgici delicatissimi per i quali la clinica del Rosario gli presenta un conto da 40mila euro, con tanto di causa civile per ottenere il saldo.

Vicenda a lieto fine, almeno quella civile: alla fine, la Asl di Viterbo ha preso l’impegno di pagare le spese mediche. Sul fronte penale, per ora, è paralisi totale.


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13 maggio, 2015

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