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Viterbo - Imprenditrice condannata a quattro anni - Reati dichiarati estinti per il compagno, morto da anni

Assicuratrice tenta il suicidio per usura

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale 

Viterbo – Quattro anni per usura e tentata estorsione.

E’ la condanna inflitta dai giudici del tribunale di Viterbo a un’imprenditrice 65enne romana.

La donna gestiva con il compagno un negozio di alimentari a Campagnano quando, nel 2007, fu denunciata da una coppia di assicuratori viterbesi, stretti nella morsa dell’usura.

Imputati al processo la 65enne e il compagno, di origini veneziane ma residente a Roma, che gestiva con lei il negozio di alimentari. Per lui, morto da anni, il tribunale ha dichiarato i reati estinti.

Le indagini della squadra mobile di Fabio Zampaglione partono nell’estate 2007, quando i gestori del negozio di alimentari si presentano all’agenzia di assicurazioni a Viterbo: minacciano di “mandargli i rumeni per spaccare tutto” e mimano con le dita il gesto di una pistola. La polizia arriva sul posto. Pochi giorni dopo, l’assicuratrice tenta il suicidio tagliandosi le vene, dopo aver già cercato di uccidersi una prima volta abusando di psicofarmaci. 

E’ l’inizio di un’inchiesta che porterà a ricostruire l’infernale valzer degli assegni tra le due coppie. Uno scambio che, secondo l’accusa, rappresentata dal pm Fabrizio Tucci, non era mai alla pari: i prestiti dei due gestori del supermercato erano gravati da interessi mensili del 10 per cento. Alle scorse udienze, gli assicuratori hanno parlato di “centinaia di assegni staccati; talmente tanti da non ricordare gli importi”, oltre alle “polizze assicurative rilasciate gratuitamente”.

Una testimonianza lunga e accorata, quella della titolare dell’agenzia di assicurazioni che, tra le lacrime, mesi fa, in aula, ricordava dell’assegno di 6mila euro per un prestito di 5mila, su conto corrente intestato alla figlia, una ragazza appena maggiorenne. Il compagno della donna, per evitare che la ragazza finisse nel registro dei protesti, andò a Campagnano dagli imputati per supplicarli di non bancare l’ultimo assegno da 6mila euro che gli aveva dato. Loro, in cambio, avrebbero voluto i 6mila euro in contanti più altre 600 euro.

E ancora: a fronte di un altro prestito di 4mila euro che gli assicuratori avrebbero dovuto restituire in una settimana, gli imputati ne avrebbero pretesi altri 400. “Eravamo come dei drogati – ha raccontato in aula il compagno dell’assicuratrice, che le dava una mano in agenzia -. Speravamo ogni giorno che le cose cambiassero. Invece degeneravano”. 

Alla coppia romana, gli assicuratori viterbesi arrivarono tramite un intermediario che li avrebbe prima indirizzati a suoi conoscenti a San Marino, poi agli imputati.

Ascoltata mesi fa in tribunale, l’imprenditrice alla sbarra si è difesa parlando di scambi di assegni reciproci, a titolo di cortesia, perché tanto il negozio di alimentari quanto l’assicurazione erano in serie difficoltà. Per lei, il pm aveva chiesto la condanna a tre anni e mezzo e 8mila euro di multa. Ne ha presi 4 e 1500 euro da pagare, scoppiando in lacrime alla lettura della sentenza. 


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17 giugno, 2015

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