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L'opinione del sociologo

E’ possibile sottovalutare il microcrimine?

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Desidero tornare sul problema della sicurezza percepita dai cittadini, questa volta passando dal vandalismo alla microcriminalità.

Anche in questo caso spesso le autorità di pubblica sicurezza e la magistratura tendono a sottovalutare il problema; pochi mezzi, pochi uomini, che vanno dedicati agli episodi più efferati della cronaca nera, con la conseguenza che il furtarello e persino la rapina impropria finiscono per essere sopportati e messi in conto come “normali” effetti della convivenza umana.

Un lettore di Tusciaweb si è lamentato di aver trovato la propria vettura svaligiata mentre faceva una passeggiata nel percorso fitness dei Cimini, e di come le “autorità competenti” gli abbiano praticamente risposto con una alzata di spalle.

Stento a credere che le “autorità competenti” si siano realmente espresse come riporta il lettore, anche perché la mia esperienza personale mi racconta di carabinieri e polizia molto attenti ai bisogni dei cittadini.

Tuttavia è anche vero che episodi come quello raccontato dal lettore si sono verificati molte (ripeto: molte) volte in quella zona e sembra che i controlli da parte delle forze dell’ordine siano stati tutt’altro che assidui.

E allora, qualche perplessità sorge spontanea.

Se è vero che un giorno sì e l’altro pure vengano illustrate sulle pagine dei giornali locali le retate, gli interventi, le denunce, i provvedimenti che le forze dell’ordine eseguono brillantemente contro la criminalità, come mai nel loro vissuto quotidiano i cittadini continuano a sentirsi poco tutelati?

Il fatto è che la “sicurezza percepita” dal singolo cittadino non si alimenta tanto del sapere che il mafioso, lo spacciatore, l’assassino o il riciclatore di soldi sporchi è stato assicurato alla giustizia, quanto di più banali rassicurazioni: sul ladruncolo che non gli entrerà dalla finestra o gli farà man bassa nell’auto parcheggiata; sul padrone del rottweiler che terrà il suo cane al guinzaglio; sul vandalo che non sfascerà mezza città; o sul sozzone che non gli farà i suoi bisogni davanti al portone di casa. Questo è quanto asseriscono vent’anni di ricerche scientifiche svolte in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, sulle quali non è opportuno sorvolare né tanto meno fare obiezioni a braccio.

Se il livello di “sicurezza percepita” si abbassa, infatti, possono succedere varie cose, tutte spiacevoli per qualche motivo.

Intanto, il cittadino che non si sente sufficientemente tutelato è costretto a mettere in atto costose strategie di difesa (allarmi, vigilantes, ecc.), che non gli dovrebbero competere perché è suo diritto essere tutelato dallo stato, con il quale ha stipulato un patto giuridico ben preciso che presuppone diritti e doveri reciproci. Variante di questa situazione è quella in cui i cittadini finiscono per “chiudersi” in isole fortificate (gated communities, ce ne sono anche a Scampia) che conducono all’autoesclusione e ad uno stato di conflittualità permanente che è il contrario della sana convivenza civile.

Ma c’è ben altro. Innanzitutto, come si è già avuto modo di sottolineare nel precedente articolo, si abbassa la soglia di tolleranza, e quindi si diffonde un senso di straniamento e di menefreghismo che non solo è disastroso per il senso civico, ma alla lunga diventa disastroso per il consorzio civile: in altri termini, la sottovalutazione del microcrimine finisce per creare un senso di impunità e quindi per aumentarne esponenzialmente la diffusione.

Inoltre, il singolo individuo può avere la tentazione di farsi giustizia da sé, sovente in modo condizionato dallo stato emotivo del momento e quindi comprensibilmente con un eccesso di difesa; il risultato è che così il cittadino paga due volte, la prima per il danno subito, la seconda per la persecuzione penale a cui potrà andare incontro. Variante di questa alternativa è costituita dalla possibilità che il cittadino si affidi a qualche “protettore”, uno a cui alla fine ci si lega mani e piedi.

Infine, i cittadini si organizzano in ronde, per lo più a carattere giustizialista.

Le due ultime opzioni ci riportano al far west; quindi ad un incremento di violenza; quindi alla tentazione di sostituire al diritto la giustizia sommaria; quindi a conseguenze come il pregiudizio, la discriminazione, la marginalizzazione sociale. Dopo, hai voglia ad educare i ragazzini alla legalità, se domani si sentiranno soli a fronteggiare le forme di devianza quotidiana…

Di fronte a tutto ciò, è possibile sottovalutare il microcrimine? E’ sufficiente lamentare che non ci sono uomini e mezzi?

In realtà, la risposta al crimine sta in varie forme di prevenzione; in quella che viene definita dalla letteratura scientifica la “prevenzione terziaria” o “integrata”, l’occhio delle istituzioni non è rivolto soltanto al criminale, ma anche al cittadino, al cosiddetto uomo della strada, affinché non perda fiducia nelle “autorità competenti”, non “passi dall’altra parte”, e senta di poter vivere in una società sicura, tutelata, soprattutto in una società in cui i diritti inalienabili alla proprietà e alla incolumità non debbano essere oggetto di contrattazione con gli organi di polizia.

Francesco Mattioli


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28 giugno, 2015

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