Viterbo – “Racconto una storia di riscatto”.
Vuole rivolgersi alla sua generazione ma non per insegnare qualcosa, solo per spronarla a reagire. A ribellarsi ai soprusi e a chi costringe a fare ciò che non è contro la nostra volontà.
Edoardo Leo, alla sua terza fatica da regista, giovedì 16 luglio alle 21,15 sarà al Tuscia film fest per la proiezione di “Noi e la Giulia”, una commedia che ha tra i protagonisti Claudio Amendola e Luca Argentero. Una storia di riscatto, come ama definirla.
In piazza san Lorenzo, ritirerà anche il premio Pipolo Tuscia cinema speciale.
Come nasce il film?
“La storia – dice Leo – deriva dal romanzo di Fabio Bartolomei, “Giulia 1300 e altri miracoli”. Un libro in cui c’è dentro una storia perfetta per fare un film come piacciono a me, a tinte amare e che parlano del momento storico che vive la mia generazione”.
I protagonisti sono dei falliti. Perché?
“C’è dentro una storia di riscatto dei personaggi che appartengono a una generazione che già fa fatica a lavorare e tanto meno a trovare un lavoro che possa piacergli. In questo caso, si tratta del sogno di quattro sconosciuti di mettersi insieme e fare un’impresa che consiste sia nell’aprire un agriturismo, ma anche nel vero senso del termine, visto che vengono taglieggiati da un camorrista. Insieme, però, decidono di sequestrarlo dando vita a una storia di resistenza per tenersi qualcosa a cui tengono tanto”.
Volontà di resistere alla Camorra.
“La mia è una commedia e non c’è nulla dietro, nel senso che io racconto e poi sta allo spettatore capire quello che vuole dal film. E’ la storia di un problema reale, che qui è la camorra, ma che potrebbe essere una qualsiasi situazione o posto in cui c’è qualcuno che ti fa un sopruso al quale si vuole reagire. Potrebbe essere di tutto, da un postino corrotto a un vigile urbano. Dietro c’è appunto la voglia di ribellarsi”.
Vuole lanciare un messaggio in particolare?
“Non voglio veicolare messaggi e non voglio essere didattico. Il cinema, e tanto meno le commedie, non ha per me questo scopo. Bisogna vedere il film e uscire con la sensazione di voler capire quello che sta succedendo intorno, facendo dei ragionamenti sulla vita. Ho cercato di mettere in scena qualcosa che il pubblico potesse apprezzare per far scattare la voglia di reagire, proprio come fanno i protagonisti”.
Gli attori, in che modo li ha scelti e come è stato dirigere Claudio Amendola?
“Claudio è uno dei miei migliori amici, quindi è stato abbastanza facile, così come con il resto del gruppo con cui, sul set, c’è stata grande armonia. Prima degli attori, scelgo le persone che magari mi somigliano come carattere o forza di volontà. Con tutti, abbiamo fatto squadra e poi è venuto il film che poi non si sa mai come possa andare. In questo caso, è successo un piccolo miracolo per cui poi è uscito in molte sale e sta ricevendo numerosi premi. Sono contento”.
Ti sei ispirato ad alcuni modelli?
“Ci sono dei punti di riferimento, anche se cerco di essere sempre me stesso e fare cose originali. Amo Ettore Scola, Monicelli e chi ha fatto la commedia italiana. Li guardo e li osservo e cerco di fare, con modestia, il mio, perché credo che tentare di imitare qualcuno sia come schiantarsi a cento all’ora contro un muro”.
I giovani supereranno ce la faranno a riemergere da questo particolare momento storico?
“Non ho la ricetta per la crisi, faccio un altro mestiere e cerco solo di fotografare e riprendere la realtà. Sta agli altri capire le soluzioni, io posso solo augurarmi che se ne esca presto”.
Maglio fare l’attore o il regista?
“Faccio entrambe le cose e non me la sento di scegliere. E’ quello che sognavo da sempre e c’ho messo un po’ ad arrivarci, ma ce l’ho fatta grazie anche a dei produttori che hanno creduto in me”.
Come giudica la situazione del cinema in Italia?
“I dati parlano di una leggera flessione del 4 per cento per un problema strutturale di fiducia del pubblico nei film italiani che è venuta a mancare. Dobbiamo riconquistarcela. Dall’altra parte però, ci sono dei picchi, con alcuni dei nostri autori vincono premi all’estero. Segno che riusciamo a fare buon cinema e che abbiamo innalzato la qualità di produzione, anche delle commedie”.
Viene a Viterbo per il Tuscia Film fest.
“Conosco un po’ il Viterbese, perché la mia famigli è originaria di Sutri, ma è la prima volta che partecipo alla manifestazione. Vengo volentieri anche per ritirare un premio intitolato a un regista, Pipolo, con il quale ho avuto il piacere di lavorare molto anni fa”.
Tornerai a Berlino?
“E’ una città che adoro – conclude -, l’accoglienza che ho ricevuto è stata molto bella e se dovessero invitarmi, tornerei di sicuro”.
Paola Pierdomenico
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