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Ambiente - Il presidente dell'Atc Vt1, Antonio Corsini, punta il dito anche sull'Arcionello: "Tanti proclami per istituirlo e mai gestito"

“Emergenza cinghiali, cosa succede nelle aree protette?”

di Maria Letizia Riganelli
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Antonino Corsini

Antonino Corsini 

Viterbo – “Finalmente qualcuno parla chiaro”.

Antonino Corsini, presidente dell’Atc Vt1, prende spunto dall’intervista del professor Andrea Amici sull’emergenza cinghiale per fare alcune riflessioni.

“Leggendo le parole del professor Amici – dice Corsini – è chiaro che la provincia di Viterbo e l’Atc Vt1 sono stati gli enti più attivi nella gestione della specie e la prevenzione dei danni, dando attuazione ai distretti di gestione così come previsto dall’apposito regolamento provinciale. Purtroppo, dagli studi effettuati a livello regionale, peraltro già resi noti durante il convegno che si è tenuto al Game Fair due anni fa dal titolo “Danni da fauna selvatica: ordinaria emergenza”, risulta che la provincia di Viterbo è la più esposta ai danni da cinghiale per la presenza di aree agricole frammiste ad aree boscate. Nonostante questo non sia un segreto, viene penalizzata nella erogazione degli indennizzi da parte della Regione, che raramente superano il 30-40% e gli agricoltori hanno ben ragione a protestare. L’obiettivo principale non è avere gli indennizzi, ma non avere i danni”.

Il punto dolente per Antonio Corsini però sono le aree protette.

“Solo il 25 % delle aree idonee per il cinghiale sono gestite dalle province tramite le squadre di caccia. Ma in realtà – continua – non sappiamo, fatto salvo un’eccezione, cosa succede nelle aree protette. Ma una cosa è certa: gli studi fatti hanno accertato che i danni maggiori si evidenziano nelle immediate adiacenze di quelle aree dove non viene fatta gestione. Il parco dell’Arcionello ne è un esempio. E’ stato istituito con tanti proclami e mai gestito. La conseguenza è davanti agli occhi di tutti: cinghiali lungo le vie della città”.

Secondo il presidente dell’Atc Vt1 per andare avanti è fondamentale capire cosa succede anche in queste aree e porre rimedi concreti.

“Noi come Atc – dice infine Corsini – siamo pronti a lavorare e collaborare, dando tutta la disponibilità tecnica e operativa, con personale che ha già maturato importanti esperienza nel settore. Per raggiungere l’obiettivo dovrà essere potenziata anche la disponibilità della polizia provinciale che, per legge, vigila su tali operazioni”.

 Maria Letizia Riganelli


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15 ottobre, 2015

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