Civita Castellana – Mandava la compagna a prostituirsi e intascava i soldi.
Sei anni dopo arriva la condanna per un 52enne finito a processo per rapina e sfruttamento della prostituzione.
Era accusato di aver picchiato la fidanzata, costringendola a prostituirsi per poi prendersi tutti i suoi soldi. Lei, mesi fa, seduta davanti ai giudici con fare annoiato e strafottente, aveva ritrattato tutto o quasi, facendo ampiamente capire che quella di prostituirsi era una libera scelta e che a infastidirla, semmai, era il fatto che il compagno – oggi ex – si prendesse tutti i suoi soldi. Anche su questo ha puntato la difesa – avvocato Giuliano Migliorati, in sostituzione della collega Ada Baiocchini -: nessuna costrizione della ragazza a vendersi, da parte dell’imputato.
Uno scenario ben diverso dalla denuncia presentata nel 2009, quando la giovane raccontò ai carabinieri di essere stata picchiata fino a svenire e di aver sentito il suo compagno nell’altra stanza concordare il suo prezzo con altri tre uomini. Il tribunale, dopo averla ascoltata rimangiarsi tutto in udienza, ha trasmesso gli atti in procura per falsa testimonianza.
Ieri il collegio (presidente Eugenio Turco, giudici a latere Silvia Mattei e Rita Cialoni) ha assolto il 52enne dall’accusa di rapina, condannandolo a un anno e dieci mesi per sfruttamento della prostituzione, ma senza aggravanti. Una pena molto meno severa dei tre anni e 2mila euro di multa chiesti dal pm StefanoD’Arma.
Le motivazioni entro i prossimi mesi.
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