Viterbo – “Volevo dare 3mila euro al comune, ma mi hanno ignorato. Non ci sono riuscito a consegnare l’assegno. Incredibile”. L’avvocato Massimo Meloni è furioso e sgomento di fronte a tanta trasandatezza amministrativa.
Era lo scorso 7 agosto quando vandali, durante la notte, hanno deturpato fontana Grande, staccando una delle cannelle che escono dai fusi, dove sono impressi i simboli della città e da cui sgorga l’acqua. Un danno materiale ma soprattutto uno sfregio a uno dei simboli della città.
L’avvocato Massimo Meloni aveva offerto 3mila euro per restaurarla. Quei soldi però lui non ha mai potuto darli. Da palazzo dei Priori, al di là di qualche sporadica chiamata, il nulla. Lui non se li è rimessi in tasca, ma ha ritirato l’assegno per destinarlo a privati che operano sul territorio.
“Ho offerto tremila euro per riparare fontana Grande – racconta Meloni -. Il comune ha visto come impostare la possibile donazione e, su una lettera da me preparata il 25 agosto, è stato scritto che venisse finalizzata al restauro del monumento.
Subito dopo santa Rosa, ho ricevuto una chiamata dalla segretaria della segretaria del sindaco che mi chiedeva di andare a palazzo dei Priori il giorno dopo.
Purtroppo ero fuori e non potevo. Mi hanno detto quindi che mi avrebbero richiamato, ma, a oggi, non ho più sentito nessuno. E’ sparito anche l’assessore Ricci, che mi aveva telefonato più volte prima dell’invito del sindaco, che oltretutto non ho mai sentito direttamente.Manco fossimo a New York. Martedì, dunque, ho preso l’assegno e l’ho cambiato, consegnandolo a un’associazione di privati che opera sul territorio per il bene di Viterbo“.
Una scelta quasi “obbligata” la sua. “Sono rammaricato e deluso da questo atteggiamento e voglio rimarcare che la mia fiducia nel pubblico, in generale, è pari a zero. Fanno pena”.
In una settimana, Fontana grande venne rimessa a nuovo. “Potevano impiegarli in altro. Non si mandano indietro i soldi di un privato, qualcosa ci fai, aiutando tre famiglie povere o tappando una buca. E’ vergognoso”.
In quella piazza, Meloni ha iniziato a muovere i primi passi e i ricordi legati a certi angoli sono tanti. Non se la sentiva di restare con le mani in mano. “L’amore per la mia città mi ha spinto a lanciare l’iniziativa. Dobbiamo lasciare qualcosa di migliorato ai nostri figli e non depredare come le cavallette. Sono tutti pronti a prendere e nessuno a dare. In questo caso, non si è nemmeno capaci di aprire la mani quando qualcuno offre qualcosa. Ancora peggio, dunque”.
Per come sono andate le cose, Meloni è arrivato a una decisione drastica. “A seguito di questo fatto, ho preso la residenza altrove, perché mi vergogno di stare qui. Sono rimasto disgustato, perché è stata una prova di menefreghismo totale che, nella gestione della cosa pubblica, non può esserci. E’ assurdo chiudere la porta in faccia a un privato che dà anche 50 lire per fare qualcosa. Poi, però, si va in giro a piangere che non ci sono i soldi.
Il mio era anche un segnale per sottolineare la cavolata di chi ha deturpato la fontana. Non so se gli altri, che avevano risposto alla mia sottoscrizione, sono poi riusciti a pagare. Un politico vero, avrebbe colto al volo una proposta del genere, il sindaco invece non ha nemmeno telefonato e mi ha fatto contattare da altri. Alla fine, stufo, ho deciso di ritirare l’assegno – conclude -. I soldi erano destinati a Viterbo e a Viterbo sono venuti. Privato batte il pubblico ancora una volta”.
Paola Pierdomenico
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