Fabrica di Roma – Un milione di euro perso (almeno per ora).
Nello scontro tra sindaci per la farmacia comunale di Fabrica di Roma la spunta il primo cittadino di Bagnoregio Francesco Bigiotti, non in veste istituzionale quanto imprenditoriale.
Bigiotti, professione farmacista e titolare insieme al fratello Andrea di diverse farmacie in provincia e fuori, era in trattative con il comune di Fabrica di Roma per comprare la farmacia comunale. Con 804mila euro acquisisce il 49 per cento delle quote, comprensivo della gestione.
La arredano, comprano le medicine, assumono il personale. Sono pronti ad aprire ma, quando nel 2011 si insedia la nuova amministrazione Scarnati, il clima cambia. La farmacia apre solo un anno più tardi, dopo che i fratelli Bigiotti hanno dovuto comprare anche il restante 51 per cento delle quote.
Quando scoprono che c’è la concreta possibilità che l’atto di vendita sia nullo si rivolgono al tribunale civile di Viterbo, trascinando a giudizio il comune di Fabrica.
Tre anni di causa poi la sentenza, il 26 novembre: secondo il giudice Fiorella Scarpato, quel 51 per cento delle quote non doveva essere venduto perché, trattandosi di farmacia comunale, “in essa dovrà essere sempre presente il socio pubblico svolgendo la farmacia comunale un servizio in favore della collettività”.
La vendita della maggioranza delle quote risale al 2011. Solo due anni prima il comune di Fabrica di Roma aveva costituito la società Farmafabrica srl per la gestione della farmacia. “E’ consentito il trasferimento della titolarità della farmacia purché decorsi tre anni dalla conseguita titolarità”, si legge sulla sentenza del giudice Scarpato. “Ne consegue che al momento in cui il comune di Fabrica di Roma cedeva la sua quota alla farmacia Bigiotti non era ancora scaduto il suddetto termine”.
In sostanza, il contratto di vendita di quel 51 per cento è nullo. Significa che il comune di Fabrica di Roma non ha più diritto a incassare i 993mila euro che erano il prezzo delle quote perché, per il tribunale civile di Viterbo, non poteva cederle e doveva restare in società.
Il giudice ha respinto la richiesta di risarcimento danni per 500mila euro avanzata dai fratelli Bigiotti, ma ha condannato il comune di Fabrica a pagare 25mila euro di spese di lite.
La sentenza potrà comunque essere appellata.
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