Viterbo – Discarica a Pian del Casalone, la Degater ci riprova.
La società che, nel 2012, aveva presentato un progetto per realizzare un’area di raccolta e smaltimento rifiuti speciali non pericolosi, non molla dopo il no incassato dalla regione. La ditta, ora, si rivolge al Tar: a gennaio ha depositato un ricorso per impugnare la determinazione con cui la direzione regionale Infrastrutture, ambiente e politiche abitative esprimeva una pronuncia negativa di valutazione di impatto ambientale (via), di fatto bocciando il progetto dell’azienda.
Una stroncatura in quattro punti, riportati nella determina: ubicazione dell’eventuale discarica in zona agricola di elevato pregio; esclusione dalla pianificazione provinciale sui rifiuti; incompatibilità con il piano comunale di zonizzazione acustica; esistenza di una cava nel luogo in cui la discarica dovrebbe sorgere.
Per la società, “il provvedimento impugnato è illegittimo e deve essere annullato perché non spiega quali sono i presupposti che hanno determinato la decisione”. Il ricorso, firmato da un pool di avvocati romani, tenta di smontare punto per punto anche tutti gli “elementi ostativi” secondo la regione. Tanto per cominciare, per i legali della società, “il sito, ricadendo in zona agricola di valore, è perfettamente idoneo alla costruzione di una discarica”. Non solo: “la nuova realizzazione di discariche – si legge sul ricorso, che riporta Piano territoriale paesistico regionale – è consentita anche come recupero di attività di cava dismessa, previo accertamento della compatibilità”.
Parola, questa, che non piace agli allevatori e agricoltori della zona. Perché secondo le loro osservazioni, presentate fin dal 2012 al cospetto di regione, provincia, comuni di Viterbo e Vetralla, una discarica è, appunto, incompatibile con la zona di Pian del Casalone. Quei quasi cinque ettari per stoccare e smaltire rifiuti sorgerebbero tra agriturismi e aziende agricole. Per chi lavora qui, la paura più grande è il potenziale accostamento tra i prodotti della terra e i cumuli di rifiuti. Effetto dissonante e “ripercussioni non solo economiche per le attività stesse”, scrivevano gli agricoltori fin dal 2012 nelle loro osservazioni, ma anche “rischi diretti alla salute umana, trattandosi esclusivamente di attività di allevamento e colture alimentari”.
E poi, le case, l’area archeologica di Norchia, i fiumi e le falde acquifere superficiali. Le osservazioni degli agricoltori parlano anche di “vincolo idrogeologico” e di “nessun sistema di sicurezza e controllo tecnologico” nel progetto “rispetto a potenziali eventi dispersivi verso il terreno e le acque di falda”. Un fronte del no compatto, che aveva visto contrari non solo gli imprenditori locali, ma anche comune, provincia e, infine, la regione.
L’ultima parola ai giudici amministrativi.
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