Roma – Un’inchiesta che era una bolla di sapone per lui e per molti altri che, a pochi giorni dal Natale 2012, si ritrovarono la finanza alla porta di casa e la vita stravolta in un attimo.
Oliviero Sorbini, imprenditore viterbese, è stato assolto ieri dal tribunale di Roma. Non c’entrava niente col presunto giro di appalti e contributi dal ministero delle Politiche agricole a un gruppo di imprenditori in cambio di regali e vacanze.
Né lui, né gli altri otto imputati al processo sono stati ritenuti responsabili. Il collegio presieduto da Bruno Costantini (a latere Maria Grazia Giammarinaro e Roberta Di Gioia) ha assolto tutti con formula piena: perché il fatto non sussiste. La sentenza è arrivata giovedì.
Sorbini, 61 anni (57 all’epoca dell’arresto) finì nel 2012 nel tritacarne dell’inchiesta “Centurione”: 37 indagati a vario titolo per corruzione e turbativa d’asta, tra dirigenti del ministero delle Politiche agricole e forestali (Mipaaf) e imprenditori accusati di una spartizione di appalti e contributi del valore di 32 milioni di euro, tra il 2007 e il 2011.
Assolto Sorbini, ma anche Giuseppe Ambrosio, ex capo di gabinetto dei ministri Luca Zaia e Giancarlo Galan; la moglie di D’Ambrosio Stefania Ricciardi; Alfredo Bernardini, dirigente della Confederazione italiana agricoltori; Michele Mariani, impiegato al Mipaaf; Ludovico Gay, dirigente pubblico ed ex direttore generale di Buonitalia; Luigi Cardona e Francesco Abate, direttore generale della Pesca; Claudia Maria Golinelli, imprenditrice.
Indagava il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Roma.
Sorbini fu messo agli arresti domiciliari insieme a Golinelli e Cardona, mentre Ambrosio, Ricciardi, Bernardini, Mariani e Gay furono portati in carcere. A quattro anni dal blitz l’incubo è finito.
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