Viterbo – Positivo, cordiale e pronto a mettersi al lavoro.
Alla procura di Viterbo è iniziata l’era Paolo Auriemma.
Sono giorni di ‘esplorazione’, per il nuovo procuratore capo.
Mercoledì, il giuramento davanti a una platea di magistrati, avvocati e polizia giudiziaria.
Giovedì e venerdì prima visita istituzionale dal prefetto Rita Piermatti e incontri con colleghi e personale. Per prendere contatto con la nuova realtà. Struttura compresa. “Tra qualche giorno, forse, inizierò a memorizzare anche questo labirinto di corridoi”, scherza con i giornalisti.
Ieri mattina ha incontrato la stampa informalmente per conoscere chi frequenta e racconta ogni giorno le aule di giustizia. E alla fine ha confessato: “Viterbo era la mia destinazione preferita, tra quelle per le quali avevo fatto domanda: Civitavecchia e altre due procure del Lazio. Conoscevo il capoluogo e la provincia dal punto di vista turistico”. Ma al tribunale di via Falcone e Borsellino era già stato: “L’anno scorso partecipai da relatore a un convegno sulla responsabilità civile dei magistrati. Il clima mi è piaciuto subito”.
56 anni, celibe, una sterminata lista di incarichi tra cui un passato da presidente dell’Anm Roma, Auriemma ha lasciato la procura di Cassino, da lui guidata come facente funzioni, per venire a Viterbo. Ha un sorriso che rassicura e promette: “I presupposti per lavorare bene ci sono. Conosco da anni Franco Pacifici e la sua solidità. Tra i sostituti procuratori nessuno è alle prime armi: sono tutti maturi dal punto di vista professionale e questo è una garanzia. Un problema da affrontare sarà la sostituzione del personale in pensione”. Preoccupazione comune al suo predecessore Alberto Pazienti, che più volte aveva scritto al ministero della Giustizia per colmare i vuoti nel settore amministrativo.
Nei suoi mesi di reggenza, Pacifici ha spinto l’acceleratore della tecnologia: informatizzazione della burocrazia giudiziaria e formazione dei dipendenti, per sveltire le pratiche e cercare, così, di ottimizzare le poche risorse umane dell’ufficio. Al resto, da oggi e per almeno i prossimi quattro anni – forse otto -, penserà Auriemma, innamorato del suo lavoro da quando ha iniziato nell’86: il 30 aprile compirà i suoi primi trent’anni da magistrato.
“Parole d’ordine nei rapporti professionali: collaborazione e chiarezza. La porta blindata del mio ufficio mi sta scomoda. Preferisco tenerla aperta”.
Stefania Moretti
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