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Viterbo - Omicidio colposo, via al processo ai due medici del carcere

Ex brigatista morto in cella, gli ultimi giorni di Fallico

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Luigi Fallico

Luigi Fallico

Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

Viterbo – (s.m.) – Ritornava dal processo a Roma alle nuove Brigate rosse: dolori al torace. Un poliziotto lo porta in infermeria. Quattro giorni dopo, Luigi Fallico viene trovato morto nella sua cella al carcere Mammagialla di Viterbo. Infarto, secondo il medico legale che esegue l’autopsia.

Ieri è entrato nel vivo il processo ai due medici del penitenziario viterbese, accusati dell’omicidio colposo di Fallico, nel maggio 2011. 

Tre i testimoni ascoltati: un infermiere e due poliziotti, che hanno ricostruito gli ultimi giorni di vita dell’ex brigatista rosso a Mammagialla.

I primi campanelli d’allarme tra il 18 e il 19 maggio 2011: Fallico accusa dolori al torace. La prima volta, il 18 maggio, sono i detenuti, durante l’ora d’aria, a chiamare i soccorsi. La seconda, il 19 maggio, chiede lui stesso di essere portato in infermeria dopo l’udienza a Roma. Gli misurano la pressione e prescrivono pasticche di un farmaco dilatatore delle coronarie. Uno dei due medici finiti a giudizio gli raccomanda di prenderne una subito e l’altra se avverte altri dolori.

Il giorno dopo, nuova misurazione della pressione e parametri a posto, secondo l’infermiere ascoltato ieri. E’ il 20 maggio. Fallico muore il 23. E’ già tardi quando la polizia penitenziaria chiama i sanitari, trovandolo privo di sensi in cella: per l’ex brigatista rosso non c’è più niente da fare. Muore a 59 anni stroncato da infarto. 

Fallico era stato arrestato l’11 giugno 2009 e assegnato al carcere di Catanzaro. Il 14 settembre 2010 viene trasferito a Viterbo perché il processo a suo carico – concluso nel 2011 con tre condanne e tre assoluzioni – si celebrava davanti alla Corte d’Assise di Roma.

La denuncia, dopo la sua morte, era partita dalle sorelle, costituite parte civile al processo e rappresentate dagli avvocati Caterina Calia e Flavio Rossi Albertini. A difendere i dottori, gli avvocati Roberto Massatani, Lorenzo Lepri e Giorgio Natoli.

Il pm Stefano D’Arma accusa i due medici del carcere di non aver disposto un immediato ricovero in ospedale, al reparto di Cardiologia di Belcolle, che avrebbe consentito accertamenti più approfonditi. A Fallico non fu fatto neppure un elettrocardiogramma, nonostante il carcere disponesse del macchinario. Una condotta negligente, secondo la pubblica accusa. Tanto più nel caso di Fallico, ritenuto soggetto a rischio, iperteso e fumatore.

Su richiesta delle difese, il giudice Silvia Mattei ha disposto una nuova perizia sulle cause della morte. Il processo continua a fine mese. 


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7 maggio, 2016

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