Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Nella Tuscia sono stati costituiti due ambiti

Scuola, la provincia divisa in modo illogico

Condividi la notizia:

L'avvocato Massimo Pistilli

L’avvocato Massimo Pistilli

Viterbo – Nell’ambito della più complessiva riorganizzazione della scuola per effetto della recente riforma, la direzione del Lazio del ministero dell’Istruzione con un proprio atto di macro-organizzazione, ha provveduto a suddividere il territorio regionale in ambiti; tutti questi ambiti sono usciti con dimensioni inferiori a quelle di una Provincia.

Nella nostra Provincia sono stati costituiti due ambiti: uno che ricomprende i vecchi distretti scolastici 6 e 8; l’altro che unificherebbe i distretti 4, 5 e 7.

Tuttavia, se andiamo ad esaminare cosa ciò significa in concreto, scopriamo che l’ambito 28 ricomprende Viterbo, parte della zona della Teverina, una parte dei Cimini (ma non, per esempio Caprarola) e l’area est della provincia intorno a Civita Castellana.

L’ambito 27 consiste invece, semplicemente, in tutto il resto: e vale a dire un’area che ricomprende Tarquinia, Sutri e Acquapendente, passando per Caprarola (!).

Ora, è del tutto evidente – e cioè semplicemente incontestabile –che una divisione di questo genere è talmente illogica che non si riesce neppure ad immaginare come la si sia potuto concepire (salvo quello che diremo appena appresso sul solito argomento: burocrazia!).

Il guaio è che una tale suddivisione non produce, purtroppo, soltanto effetti burocratici; ma, anzi, una serie di conseguenze anche rilevanti sulla dislocazione del personale (docente, ma non soltanto), specie in termini di mobilità (in pratica, è come se un docente che insegna a Caprarola e uno che insegna a Canepina prestassero servizio in province diverse! – sia pur limitatamente ad alcuni aspetti).

In sintesi: una suddivisione confinante con l’assurdo produce effetti pregiudizievoli per i lavoratori della scuola!
Ora, ci si chiederà: come è potuto accadere?
Anche perché, a leggere il provvedimento della Direzione Regionale del 3 marzo 2016, sembra quasi (al netto dell’ormai insopportabile dialetto burocratico) che si sia stati costretti a rispettare una previsione recata dalla riforma della scuola, e che la suddivisione sia spiegata (se di certo non giustificata) dalla necessità di costituire almeno due ambiti con popolazione scolastica almeno comparabile.

Sennonché, il problema è che questo non è vero.

La suddivisione si fonda, infatti, su una norma della recente riforma della scuola (il comma 66 dell’art. 1) che prevede semplicemente che gli Uffici Scolastici Regionali (sentiti la Regione e gli Enti locali, oltre tutto) “definiscono l’ampiezza degli ambiti territoriali, inferiori alla provincia o alla città metropolitana …”, considerando una serie di requisiti.
Che cosa sta dicendo, in realtà, e nella sostanza, la norma?

La norma sta dicendo che in situazioni (oggettive) come quelle, per esempio, della Provincia di Cuneo (un’area vasta in pratica immensa, con centinaia di scuole, e una elevatissima popolazione scolastica) è facoltà, e forse anche dovere dell’amministrazione scolastica – al designato livello regionale – operare delle razionalizzazioni, anche mediante suddivisioni; il che è del tutto logico.

Piuttosto chiaramente, anche dal tenore letterale (che ho appena ritrascritto), la norma non dice affatto che una Provincia di limitate dimensioni e di non eccessiva popolazione scolastica come quella di Viterbo (o di Rieti, per esempio) deve essere per forza suddivisa, e per di più considerando i successivi criteri in modo talmente rigido da determinare due ambiti, uno dei quali divide nella latitudine la provincia, determinando l’appartenenza all’altro ambito di due località distanti come Sutri e Acquapendente (che distano tra loro quasi 90 chilometri e un’ora e mezza di macchina)!

Si aggiunga a tutto ciò (almeno a quanto riferiscono numerosi lavoratori della scuola che hanno cercato di informarsi al riguardo) che quasi tutti se non tutti gli enti locali non sono stati consultati – contrariamente a quanto stabilito dalla norma, che riguardo una simile decisione di valore evidentemente politico imponeva una ampia condivisione.
Ora, l’unica soluzione a un simile errore altro non può essere che la riconsiderazione della suddivisione, restituendo il territorio della provincia di Viterbo a un unico ambito.
Anche perché, almeno per quanto ci riguarda, abbiamo provato in ogni modo a tentare di ottenere una diversa suddivisione non diciamo ottimale ma appena logica, senza poterci a ciò avvicinare.

E ciò semplicemente perché il nostro territorio ha caratteristiche geografiche e demografiche tali da determinare una omogeneità praticamente indivisibile.
Sarebbe bello, nei prossimi giorni, ottenere una prova di buon senso, e attenzione alla sostanza più che alla lettera, oltre che un segno di considerazione per i lavoratori della scuola.

Massimo Pistilli


Condividi la notizia:
22 maggio, 2016

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/sindaco-cercasi-ci-vorrebbe-diogene/