Viterbo – Cinghiali in città. Cinghiali che sfrattano abitanti. Cinghiali che partoriscono in quartieri residenziali. E ancora: cinghiali che distruggono, prati, campi coltivati e alberi da frutto. Cinghiali che causano incidenti stradali.
Viterbo e buona parte della Tuscia, da qualche tempo, sembrano sotto attacco.
A illustrare come gestire la situazione e perché si è generata l’emergenza cinghiali il professor Andrea Amici, docente di gestione della fauna selvatica dell’università della Tuscia ed esperto in materia.
Professore ma cosa sta succedendo? Come mai tutti questi problemi?
“La provincia di Viterbo nel Lazio è quella che ha maggiori problemi, dovuti principalmente alla conformazione territoriale che presenta una folta intersezione tra aree agricole, aree urbane e aree boscate. Quest’anno poi, secondo i dati raccolti in collaborazione con l’Atc Vt1, c’è stata una notevole produzione di ghianda che ha favorito il numero di figliate. Insomma c’è stata un’iperproduzione. Ed è normale che quando una scrofa deve partorire vada a cercare un luogo senza disturbi, dove non ci sono altri animali. Quindi il fatto che i cinghiali vengano a partorire in città non ci sorprende molto”.
Cosa si può fare allora per limitare i danni?
“Andrebbe semplicemente gestita la specie, attuando la caccia in tutte le maniere e con tutte le tecniche previste. La maggior parte delle persone non lo sa, ma in questo periodo la caccia sarebbe aperta per alcune specie e in alcune forme. Mentre il contenimento, effettuato in caso di necessità, è aperto tutto l’anno. Il problema è che quest’anno con la soppressione delle province si è creato un vuoto, per cui quelle che erano competenze della provincia, in particolare dell’assessorato agricoltura, caccia e pesca, sono passate alla Regione che però al momento non riesce ad attuare assolutamente nulla”.
Quindi l’emergenza cinghiali è colpa dell’immobilismo delle amministrazioni?
“Non dobbiamo parlare di emergenza. Il problema è che non si fa quello che è stato programmato. La provincia ha da dieci anni un piano di contenimento, che negli anni scorsi è stato in parte sempre messo in atto. Quest’anno però non è stato attuato. La Regione che dovrebbe farlo non lo ha ancora fatto. E quindi siamo messi peggio degli altri anni proprio per questo motivo”.
Cosa prevede il piano di contenimento?
“Nel piano, che tra le altre cose scadrà il 31 dicembre prossimo e se non sarà prorogato non si potrà fare più nulla, è chiaramente indicato che si possono fare catture, con gabbie attrezzate, caccia di selezione. Tra l’altro ci sono allevatori disponibili a farlo, chiaramente non per scopi etici, i cinghiali non sono cavalli da corsa.
Insomma gli strumenti ci sarebbero pure, il problema è che non vengono attuati. E basterebbe solamente una firma per far partire questi meccanismi. Tra l’altro in tutti i paesi europei usano tecniche di gestione diverse dalle nostre, fanno molta più caccia di selezione e riducono le densità. Certo, questo non eliminerebbe il problema della scrofa che viene a partorire a via Mantova, che potrebbe continuare a farlo. Ma senza commettere nessuna strage si potrebbero attuare le catture, sia dei piccoli che delle scrofe”.
Come mai la densità è così aumentata?
“Si sono create le condizioni dal punto di vista ambientale, sono aumentati i terreni incolti che hanno favorito l’ampliamento delle zone di rifugio. Inoltre hanno più libertà di pascersi su colture agricole e rispetto a decine anni fa i cinghiali sono più avvezzi a cibarsi di alimenti agricoli.
E soprattutto non c’è stato un vero contrasto che abbia consentito la riduzione del numero. Contrasto fatto con la caccia, che rimane la tecnica di gestione principale. Il carniere è sempre inferiore al numero di animali che andrebbero prelevati. E i mesi di caccia sono pochi, rispetto a quelli che hanno per riprodursi”.
Ieri sul problema il sindaco Leonardo Michelini ha detto che cercherà di intervenire. Cosa può fare?
“L’azione del sindaco è difficile da individuare. Il requisto dell’ordinanza del sindaco è di contingibilità e di urgenza. E la contingibilità arriva quando un ordinamento non prevede determinate misure. Qui in realtà le misure ci sarebbero, è che manca l’attuazione.
La verità è che per risolvere la situazione non esistono bacchette magiche, dobbiamo solo affrontare il problema con gli strumenti già esistenti e abbassare moltissimo la densità dei cinghiali. Che non significa che i cinghiali non hanno diritto a stare sulla terra, ma solo che devono essere in numero inferiore”.
Maria Letizia Riganelli
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