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Viterbo - La posizione del procuratore capo Auriemma - Dibattito in magistratura sulla riforma del processo penale

“Prescrizione irrinunciabile perché pone l’uomo al centro”

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Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma

Viterbo – (s.m.) – Prescrizione lunga, c’è chi dice no anche in magistratura.
Il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma è contrario al processo eterno.

Lo spiega in una mailing list dell’Associazione nazionale magistrati. “Il dubbio”, giornale garantista edito dalla Fondazione dell’avvocatura italiana del Consiglio nazionale forense, riporta le posizioni di Auriemma e di altri colleghi che non vedono di buon occhio una prescrizione extralarge.

Secondo le esternazioni di Auriemma riportate dal “Dubbio”, la prescrizione “pone l’uomo al centro, un uomo che cambia e che non è più lo stesso a distanza di anni”.

Il nuovo procuratore capo di Viterbo, insomma, segue le orme del suo predecessore Alberto Pazienti, in tema di prescrizione. Irrinunciabile, perché uno Stato che scegliesse di perseguire a vita i suoi presunti criminali sarebbe irrealisticamente vendicativo: “Anche del peggior nemico ci si dimentica col tempo”, dichiarava Pazienti, nella sua intervista di fine mandato a Tusciaweb, suggerendo di eliminare immediatamente l’udienza preliminare per risparmiare tempo. Per Auriemma è “doloroso emettere ordini di carcerazione nei confronti di soggetti che hanno radicalmente cambiato la propria vita e che, anni prima, erano dediti a reati”.

Il procuratore capo di Viterbo ne fa una questione di qualità della macchina giudiziaria: se è buona, non c’è nessuna corsa contro il tempo. “Ciò che serve alla giustizia penale è di funzionare e giungere a eque sentenze e non di dilatare ancor più i tempi della risposta”.

Ma perché i processi ‘scadono’?. A Viterbo, c’è il “buco nero” del passaggio all’ufficio gip/gup, dove i fascicoli restano anche per anni in attesa di udienza preliminare. Idem per il transito in Corte d’appello: mesi o anni per passare un fascicolo da Viterbo a Roma. Ci sono i trasferimenti dei giudici, che fanno ripartire i procedimenti da capo. Le sentenze depositate in ritardo. Le notifiche sbagliate o mancanti. Tutto in buona fede, per carenza di risorse e personale. Ma anche questo accelera la prescrizione, che per l’Associazione nazionale magistrati guidata da Piercamillo Davigo va riformata senza se, senza ma e anche senza limitarsi a innalzare i termini. “Misura che non impedirebbe comunque la vanificazione dell’azione giudiziaria”, secondo una nota diramata dalla giunta esecutiva centrale dell’Anm. Anche per Davigo la prescrizione è indispensabile, ma solo fino al processo: “Acquisite le prove non si capisce perché deve continuare a decorrere”.

Il problema, comunque, è anzitutto politico: la riforma della prescrizione è ferma in commissione al Senato da più di un anno e mezzo, nel tentativo di trovare la quadra tra Pd e Ncd. “L’Espresso” prospetta una soluzione di compromesso, stile unioni civili, approvate sacrificando la stepchild adoption invisa a destra e centristi di maggioranza. Quindi, sacrificare gli emendamenti della discordia (stop alla prescrizione dopo il primo grado e decorso dalla scoperta del reato, anziché dalla sua commissione) sull’altare dell’approvazione della riforma. Ma la strada per l’unità d’intenti sembra ancora lunga.


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6 giugno, 2016

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