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Lettere - Viterbo - David Crescenzi scrive a Magdi Allam dopo il suo intervento a Ombre festival

“Guerra ai criminali, non all’Islam…”

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Magdi Allam

Magdi Allam

Ettore Cristiani, Magdi Allam e Carlo Galeotti

Ettore Cristiani, Magdi Allam e Carlo Galeotti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro Magdi, non sono una persona vissuta, come te, in seno al mondo arabo-islamico, non ho sperimentato sulla mia pelle che cosa sia stato vivere in un Egitto che, seppur di impronta laica-nasseryana, abbia dovuto confrontarsi nel tempo con un’ideologia come quella dei Fratelli Musulmani e dei suoi artefici, quali Sayyid Qutb.

Per questo, premetto che io non ho titolo per giudicare quella che può essere stata la tua personale esperienza e le convinzioni cui essa ti ha condotto.

Tuttavia, faccio parte di quella generazione di giovani che vivono e sperimentano l’epoca presente, quella chiamata a confrontarsi con le sfide del fondamentalismo e del difficile rapporto tra la civiltà occidentale e quella che sta al di là del Mediterraneo.

Per questo, dopo averti ascoltato nel corso del tuo intervento a Ombre festival di Viterbo, ho sentito il bisogno di scriverti nella speranza di avviare un dibattito, con te e con chiunque vorrà portare un contributo costruttivo, sul delicato rapporto tra noi e l’Islam.

Del resto, nel corso della serata il direttore di Tusciaweb ha giustamente osservato che le sfide di questa stagione di terrorismo e paura debbono costringerci a guardre dentro l’Islam, anche quando ci appaia difficile, perché i fatti di sangue che stanno interessando il nostro mondo non ammettono più che ci si volti dall’altra parte e che non si chiamino le cose con il loro nome.

In proposito, tu hai asserito che non dobbiamo temere di affermare che esiste una guerra in corso e che gli atti di terrorismo che lacerano così da vicino l’Europa debbano essere etichettati come il frutto di un terrorismo che non è di paternità incerta, bensì, di specifica matrice islamica. Io questo lo condivido.

Perché è la realtà. E non ho paura a chiamarla con il suo nome e ad etichettarla con le sue categorie. Tuttavia, i nostri punti di contatto si fermano qui: infatti, io non posso accettare l’affermazione semplicistica in base a cui l’Islam “moderato” non esisterebbe ma esisterebbero solo i musulmani moderati nella misura in cui scelgano di anteporre la laicità e l’amore per il prossimo a Maometto e al Corano.

Intendiamoci, anche se non mi ritengo un cattolico praticante, anche io mi identifico molto più nei valori cristiani che in quelli islamici e non ho paura di dirlo, anche perché, al pari di quanto osservato da quel Papa che ti è tanto caro nel famoso discorso di Ratisbona, Benedetto XVI, ritengo che il grande pregio della nostra cultura teologica sia stato quello di agganciare più efficacemente che altrove la fede alla ragione di derivazione greco-ellenistica, per far sì che entrambi questi valori si limitassero e si valorizzassero a vicenda, evitando eccessi come quelli cui ci ha abiutuato la barbarie di Al-Qaeda o di Daesh (“Non agire secondo ragione -con il lògos- è contrario alla natura di Dio”).

Ma da questo io non posso giungere alla tua stessa conclusione: quella per cui l’Islam si esaurirebbe in una sorta di cultura della morte, scolpita in alcuni versetti del Corano, in contrapposizione alla nostra cultura della vita.

Tu, l’altra sera, citavi la sura IX, nella quale è contenuto il famoso “versetto della spada” dove un profano legge il chiaro invito ai musulmani a uccidere gli infedeli. Si tratta di una delle ultime sure rivelate in ordine di tempo a Maometto e, per questo, una di quelle considerate munite della maggiore forza prescrittiva. Ma non credi che sarebbe stato bene contestualizzarla, sia dal punto di vista storico che sistematico? Insomma, non sarebbe stato bene, anziché propinarla acriticamente ai presenti, spiegare che l’occasione che la determinò fu una campagna militare di Maometto contro i Bizantini?

Inoltre, considerando che il Corano critica chi adopera una parte del Libro e ne rinnega un’altra (sura II, v. 85), non sarebbe stato più corretto operare una panoramica ad ampio spettro anche sui passaggi dove si celebra lo spirito di pace della religione islamica, come quello dove si ripete la nota massima del Talmud per cui chi salva un uomo salva il mondo intero (sura V, v. 32) o quello in cui si celebra il fatto che Allah abbia creato gli uomini in tante genti diverse perché si conoscessero a vicenda (sura XLIX, v. 13)?

O, ancora, perché non hai spiegato che il jihad (lo “sforzo”) è soprattutto una lotta interiore per avvicinarsi al divino molto più che una guerra e, anche in quest’ultimo caso, con l’indispensabile precisazione che questa è una guerra difensiva contro la persecuzione e la prevaricazione come pure che ad Allah ripugnano coloro che eccedono (sura II, vv.190-193) prendendosela con gli innocenti?

Inoltre, vogliamo aggiungere la condanna dei kamikaze nella misura in cui, nella tradizione della vita del profeta, si stigmatizza il suicidio (Sunna, Bukhari 7, 670)? Ora, con tutto questo non voglio dire che nell’Islam non ci sia stato spazio anche per avvallare derive estremiste e culti di morte.

Ma, ed ecco lo scarto profondo che avverto da te, quello stesso Islam è stato realtà troppo multiforme e complessa per ridurla all’unica lettura che ne stai facendo tu.

Sono esistite ed esistono correnti fondamentaliste inconciliabili con i nostri valori, ma esiste anche lo sforzo serio e generoso di chi cerca di “contestualizzare” questa religione con i tempi nuovi, di integrarla con l’occidente, con i nostri valori e metodi, compreso quello democratico (penso ad esempio a Tariq Ramadan).

In aggiunta, permettimi di dissentire da te anche quando brandisci l’argomento che gli apostoli della morte non debbano essere considerati come dei malati di mente e degli emarginati: è vero, non sono solo la povertà e l’ignoranza che creano il kamikaze, ma è comunque l’odio, la rabbia e, sì, il senso di emarginazione determinato da infiniti fattori umani, che porta anche il più sapiente tra gli uomini a mettere la propria vita al servizio del nichilismo autodistruttivo, preferibilmente piegando a questo criminale lamento interiore i tratti caratterizzanti la propria identità (in questo caso la fede).

D’altra parte, individui con simili propensioni (o comunque plagiabili), indipendentemente dal luogo o dal tempo in cui vivono, imbracciano qualsiasi ideologia (sia essa politica o religiosa) purché li si illuda che quella legittimi i loro insani gesti. E’ accaduto prima dell’Islam, in concomitanza con l’Islam e accadrà anche quando la furia jihadista si sarà placata.

Particolarmente infelice, poi, ho trovato i tuoi parallelismi storici con i saccheggi operati dagli arabi in Italia prima del 1000 con i fatti di oggi. Anche i Crociati non ci andarono leggeri con quelli che per loro erano gli infedeli e, per inciso, se i primi califfi furono uccisi da altri musulmani mentre erano in preghiera, anche gli europoei della IV Crociata misero a ferro e fuoco la cristiana Costantinopoli.

Da questo, come pure dai fatti dell’inquisizione spagnola, dovremmo forse trarre che tutti i cristiani siano irreversibilmente assassini (degli altri) e fratricidi (tra loro)?

Senza contare che le chiese più belle di Roma sono costruite su templi romani pagani: dovremmo derivarne un parallelismo con la distruzione delle mura e delle statue della raggiante Palmira? Semmai, in prospettiva laica e liberale, io ritengo che ognuno, al massimo ogni gruppo di individui determinati che scientemente agisce, debba assumersi la responsabilità morale, storica e (nell’oggi) giuridica delle sue azioni, mentre, non possa mai essere accusato per il solo fatto di appartenere ad una data comunità.

Quindi, a mio parere, noi commetteremmo un errore storico incomparabile ove volessimo adottare la logica della contrapposizione netta, dell’assoluta delegittimazione di un tratto così caratterizzante l’identità di tutti i musulmani (ovvero la loro religione) sul presupposto che essa sia ontologicamente sanguinaria.

In questo modo, io credo, non solo non serviremmo la verità ma, soprattutto, faremmo il gioco di quegli estremisti all’interno del mondo islamico (i terroristi) che invece vorremmo fossero isolati dagli altri musulmani.

Di fatto, questi assassini non aspettano altro che noi creiamo loro un esercito per il fatto stesso di bollare tutti coloro che si riconoscono nell’Islam quali nostri nemici.

In conclusione, quello che ho appena operato ha voluto essere uno sfogo. Non tanto contro di te, benché dai tuoi interventi occasionato, per dare voce a chi, non sentendosi affatto un “buonista”, ritiene solo che la logica dello scontro di civiltà, oltre ad essere dogmaticamente errata, sia la via sbagliata da perseguire anche su un piano di cruda “realpolitik”.

Non credo che la mia generazione voglia essere quella della guerra all’Islam, ma della guerra a dei criminali che si nascondono nelle pieghe dell’Islam radicale, i quali non sono l’Islam nel suo insieme.

Io penso a tutti quei sunniti e sciiti fatti saltare in aria e assassinati (al pari di tanti cristiani e nostri connazionali, europei e occidentali) ogni giorno, dai terroristi di Al-qaeda, dell’Isis, dei loro emulatori e di tutta la galassia che a questi ultimi ruota intorno.

La guerra è contro questi criminali, non contro l’Islam, così come la guerra contro i totalitarismi del Novecento non era contro la nostra stessa civiltà, ma contro un ramo marcio della nostra civiltà.

Un’ultima considerazione: nella tua lettera del marzo 2013 in cui annunciavi di prendere le distanze da una Chiesa che giudicavi troppo debole con l’Islam, scrivevi di voler continuare a credere almeno “nel Gesù” che avevi “amato sin da bambino, leggendolo nei vangeli e vivificato da autentici testimoni”. Ora, in questa sede io non ti ricorderò il comandamento consegnatoci da quello stesso Gesù, di amare il prossimo tuo come te stesso (evidentemente senza distinzione di religione), ma, piuttosto, una parte del Discorso della montagna: quella in cui Gesù chiamava Beati “i portatori di pace”.

Pur nel tuo sincero afflato di fare il bene di un mondo che ami e che ti ha accolto a braccia aperte, l’Italia e l’Occidente, puoi sinceramente e cristianamente dire di fare parte della schiera dei pacificatori?

David Crescenzi


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26 luglio, 2016

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