Tarquinia – C’erano gli amici. Tanti. C’erano i suoi compagni di squadra: i ragazzi del Bolsena volley. Quelli d’università. C’erano mamma Annarita e papà Achille. Il fratello Luigi e la sorella Francesca.
I funerali di Marco Perugini – slide
L’addio a Marco Perugini, il 27enne morto durante una partita di beach volley. I funerali, questo pomeriggio, nella chiesa di santa Lucia Filippini a Tarquinia. E in tanti hanno salutato il giovane dal “sorriso sempre sulle labbra”.
Una morte improvvisa quella di Marco. Un addio a cui nessuno era pronto. Il 27enne se ne è andato facendo ciò che più amava: giocare a pallavolo.
Giovedì sera a Soriano nel Cimino per un torneo di beach volley, organizzato nella piscina comunale. L’ultima schiacciata al pallone prima di accasciarsi a terra. Un dolore atroce ha attanagliato Marco che non ha più ripreso conoscenza. Tutti i tentativi di soccorrerlo si sono rivelati inutili.
Un ragazzo allegro e spensierato, con la testa sulle spalle. Così lo ricorda don Augusto nell’omelia: “Nessuno di noi pensava di essere qui presente. Nemmeno Marco. Fratelli, non pensate di avere risposte ma solo la consolazione e la forza di Gesù. Non siamo soli in questo momento di dolore. Neppure Marco, che ora è accanto a Cristo.
Era un ragazzo buono e vitale – continua il sacerdote -. Sempre con il sorriso sulle labbra, sempre gentile, sempre disponibile. Aveva una bontà d’animo innata. Ha saputo vincere i suoi problemi di salute con forza ed energia. Forza ed energia che poi ha profuso nello sport, nello studio e nell’affetto per la famiglia. Marco ha sempre dato il meglio di se, in qualsiasi cosa facesse. Aveva tutta la vita davanti, ma ora si è presentato a Gesù con un’incredibile carica d’affetto. A noi resta il meraviglioso ricordo di un giovane che ha donato tanto amore. Marco è stato un dono meraviglioso”.
Don Augusto cita le parole di papa Francesco, pronunciate ieri ai giovani della Gmg. “‘Dov’è Dio quando malattie spietate rompono legami di vita e affetto’, come in questo momento proviamo noi. Esistono domande per le quali non ci sono risposte umane. Possiamo solo guardare e domandare a Gesù. Lui ci risponderà: Dio è nel momento della sofferenza. Dio è in chi soffre e insieme formano un unico corpo”.
La chiesa è gremita. Ai piedi dell’altare, il feretro di Marco. E’ avvolto nella sua maglia numero 17 e ricoperto di fiori. In prima fila mamma Annarita e papà Achille, il fratello Luigi e la sorella Francesca. Sono dilaniati dal dolore.
Gli occhi di chi conosceva Marco sono rossi, gonfi e pieni di lacrime. Nella chiesa di santa Lucia Filippini ci sono i suoi compagni di squadra: i ragazzi del Bolsena volley. E quelli d’università: i colleghi di beni culturali dell’università della Tuscia.
Dall’altare, il ricordo di un amico: “Un ragazzo buono, dalla presenza prorompente e dalla giovialità esplosiva. Non ci rassegneremo mai alla mancanza del suo contagiosissimo buonumore, del suo intramontabile sorriso e della forza dei suoi abbracci.
Per tutti i giovani, sarà un esempio da seguire quotidianamente. Dobbiamo onorare il regalo più bello che ci ha fatto: la sua presenza. Lo ricorderemo come un ragazzo solare e che ha fatto tanto per ognuno di noi. Abbiamo molto da riconoscergli. E se ognuno di noi fosse almeno un pezzettino di come era Marco, questo mondo sarebbe migliore”.
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