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Anno del cinema - Domenica la presentazione del libro "Sutri e la macchina da presa"

Federico Fellini: “La Cassia? La strada più bella del mondo”

di Antonello Ricci
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Federico Fellini

Federico Fellini

 
Capranica vista dalla Cassia in un film di Federico Fellino

Capranica vista dalla Cassia in un film di Federico Fellino

Capranica in un film di Federico Fellino

Capranica in un film di Federico Fellino

Capranica vista dalla Cassia in un film di Federico Fellino

Capranica vista dalla Cassia in un film di Federico Fellino

Sutri – 2016 Anno del cinema – In attesa della presentazione del libro di Italo Calcagni, “Sutri e la macchina da presa” (edito da Davide Ghaleb nella collana “La banda del racconto”) fissata per domenica 25 settembre alle 17,30 nella chiesa di San Francesco a Sutri, Antonello Ricci presenta, in esclusiva per i lettori di Tusciaweb, una breve fantasia letteraria sulla via Cassia nell’immaginario felliniano. Pubblicazione e presentazione sono realizzate con il contributo e il patrocinio dell’antichissima città di Sutri.


Sutri e la macchina da presa, lungo la strada più bella del mondo.

Sutri e la macchina da presa… e subito mi torna in mente la via Cassia: quella che Federico Fellini considerava, senza dubbio, la strada più bella del mondo. Lungo la quale, vagabondando in automobile nell’immediato secondo dopoguerra, il cineasta romagnolo aveva visto scorrere sui vetri le immagini dei suoi primi film: La Strada (1954), tanto per dire. (Ehi… il parabrezza come schermo, il film come viaggio-vagabondaggio: mai letta una più bella, profonda e popolare definizione di cinema!)

Lungo la quale, ancora a quel tempo, erano possibili scoperte di un Lazio favoloso, con paesini arroccati su cucuzzoli zellosi, in un paesaggio che sembrava il Giappone medievale dei film di Kurosawa. Così, non appena passato Sutri – un gomito di curve che meriterebbe di essere percorso in compagnia delle epistole familiari di Francesco Petrarca – subito mi torna in mente anche Capranica. Capranica paesino arroccato ripreso dal basso, dalla Cassia, da un’auto in movimento in direzione Roma-Viterbo.

Qualcuno se ne ricorderà: si tratta di una sequenza brevissima incastonata come un cameo prezioso nel cuore de La dolce vita (1960): Capranica immortalata, splendida-arroccata lassù in alto, sul suo cucuzzolo zelloso, in una luce albescente da “effetto notte”, nel tempo-non-tempo di un viaggio notturno decretato dagli amici vitelloni tiratardi di Marcello (Mastroianni). Così, tanto per rompere la monotonia di una serata in via Veneto:

Marcello: – Dove vai?
Un’amica: – A Bassano di Sutri, in un castello del mio fidanzato…
Marcello: – Perché non mi ci porti?
Qualcuno da una macchina: – Dopo Capranica! La scorciatoia degli ulivi!
Da un’altra macchina: – Seguite noi!

(Dopo un po’, durante il viaggio)

Marcello: – Che paese è questo? Che paese è, scusi?
Un’altra: – Bassano di Sutri…

Andrà notato, almeno di sfuggita, che nel dialogo del film Capranica viene in realtà scambiata con Bassano (lo spettatore vede Capranica cioè, ma sente dire Bassano: nulla di male, si tratta scambi onomastici consueti sul grande schermo, veri e propri – bizzarri quanto sintomatici – motti di spirito “visivo”). Ne segue quasi subito – con l’ingresso del gruppo al palazzo Odescalchi del “vero” Bassano Romano (a quel tempo detto ancora: di Sutri) – ne segue sornione, fantasmatico e smagato, genialmente sospeso in una atmosfera regressivo-infantile dal pretto stile piccoloborghese (così stretta tra “arie” snob di un’esangue aristocrazia papalina e certe inossidabili superstizioni contadine) – uno degli episodi più poetici del cinema di tutti i tempi.

Così, proprio ripensando a quella veduta di Capranica dalla Cassia, mi vengono in mente un paio di riflessioni.

La prima, all’apparenza banale e addirittura priva di implicazione estetiche, è che quella sequenza panoramica era in realtà una specie di auto-plagio: essa era infatti apparsa già, tale e quale, dieci anni prima nel primo film firmato da Fellini (Luci del varietà, 1950 in co-regia con Lattuada; Peppino De Filippo fra gli interpreti): una pellicola la cui vicenda prendeva avvio proprio per strade, piazze e rampe del centro storico di una piovosa e suggestiva Capranica presa in notturni. Anche questi taciti ripescaggi sono cose che al cinema capitano spesso: effetti collaterali della pressione industriale. Quando il risparmio deve farsi di necessità virtù, è infatti prassi diffusa che per abbattere qualche spesa si vadano a recuperare, qua e là, scarti e scampoli di girato, inediti tagliati ma anche sequenze già uscite in sala.

Seconda riflessione: credo però ci sia di più. Banale copia-e-incolla, voglio dire, o vera e propria auto-citazione, sorta di cifra che alluda a un significato altro? Se decidiamo infatti di tenere a bada le inevitabili tentazioni del pittoresco o certe seduzioni altrettanto inevitabili da febbri localiste; se proviamo a scavare più a fondo e ripensiamo alle ricorrenti-ostinate dichiarazioni d’amore di Fellini per il paesaggio italiano (“penso che un paesaggio può, con una linea, un gesto di colline, salvare addirittura una persona, comunicargli un messaggio prezioso”); se ripensiamo pure ad altre vedute panoramiche di borghi arroccati ripresi dal basso (e in movimento) in altri film felliniani (Ovindoli ne La strada, per esempio), ci rendiamo conto che quella istantanea di Capranica, così sospesa tra cinema e pittura, è in realtà emblema di una verità più profonda. Essa incarna infatti, per pochi eterni attimi, nel film più celebre del romagnolo, la quintessenza stessa del paesaggio italiano: pennellata di ineffabile bellezza, proprio nel tempo in cui – e questo Fellini lo sapeva bene – quel tesoro di millenaria civiltà peculiarmente nostro stava lì-lì per finire definitivamente travolto e divorato dalle benne di un malinteso quanto feroce progresso.

Antonello Ricci


Il comune di Sutri presenta
Sutri e la macchina da presa
un libro di Italo Calcagni sui luoghi del cinema a Sutri (Davide Ghaleb editore 2016)
25 settembre 17,30
Chiesa di San Francesco
Sutri

Interverranno: Guido Cianti, sindaco di Sutri. Martina Salza, assessore al turismo di Sutri. Vittorio Nevano, regista. Antonello Ricci, direttore della collana “La banda del racconto”. Nello Salza, maestro. Simone Salza, maestro. Italo Calcagni, autore del libro.

Condurrà Nicola Calocero, con la partecipazione straordinaria di Lando Buzzanca

Iniziativa nell’ambito di 2016 Anno del cinema, Viterbo città del cinema – Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini.
Un’iniziativa Tusciaweb, in collaborazione con università degli studi della Tuscia e Tuscia film fest

Un insieme di personaggi che spaziano dal mondo del cinema dello spettacolo della musica e della politica riuniti appositamente per la presentazione del libro di Italo Calcagni “Sutri e la macchina da prsa” per i tipi di Davide Ghaleb Editore.
Il 25 settembre alle 17,30, nella chiesa di San Francesco a Sutri, si parlerà di Sutri città del cinema, i cui borghi, vie e luoghi sono stati utilizzati come scene dal mondo del cinema e della televisione.
Introdurranno i promotori dell’iniziativa editoriale: Guido Cianti, sindaco di Sutri e Martina Salza, assessore al turismo e ai servizi sociali, i quali, oltre ad aver patrocinato la manifestazione, hanno contribuito alla pubblicazione del volume. Condurrà la tavola rotonda Nicola Calocero regista e responsabile delle produzione della Fondazione Cinema per Roma. Sul tavolo dei relatori si avvicenderanno Vittorio Nevano, regista e documentarista, Antonello Ricci, autore e direttore della collana “La Banda del Racconto”, i maestri Nello e Simone Salza, rispettivamente trombettista e clarinettista, che hanno collaborato con i maggiori compositori internazionali tra cui Ennio Morricone, Nicola Piovani, Riz Ortolani, Armano Trovajoli e Louis Bacalov.
Pragonista del dibattito sarà Italo Calcagni, di mestiere guida turistica, che ha avuto la brillante idea di fissare su carta un piccolo pezzo di storia del cinema italiano, in cui la città di Sutri è entrata di diritto come protagonista.
Infine, vera perla della giornata, sarà la presenza di uno dei più importanti attori del cinema brillante italiano e successivamente di teatro: Lando Buzzanca.

L’evento gode del patrocinio dell’antichissima città di Sutri


2016 Anno del cinema
Viterbo città del mare – Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini

Una iniziativa di Piattaforma 2.0 e Tusciaweb

In collaborazione con
Università degli Studi della Tuscia
e Tuscia Film Fest

Con il patrocinio del Comune di Viterbo

 Sponsor 
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Sponsor tecnico  
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23 settembre, 2016

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