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Vetralla - A processo militare che così avrebbe maltrattato e apostrofato la moglie - La donna si è costituita parte civile

“Sei una troia! Stai zitta puttana”

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Un'aula di tribunale

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (r.s.) – Diciannove anni di convivenza e uno di matrimonio. Venti anni di relazione, in cui lui avrebbe umiliato lei e lei avrebbe subito per amore. Fino all’ultimo episodio: un’aggressione fisica che avrebbe terrorizzato la donna per sempre.

Un uomo, militare in pensione, è finito alla sbarra per maltrattamenti. Ieri in aula la testimonianza del cognato, della sorella e degli amici della vittima. Negli anni avrebbero assistito alle aggressioni dell’uomo sulla donna, costituita parte civile.

“Si infuriava con lei tutti i giorni – racconta il cognato al giudice Rita Cialoni -. Andava subito in escandescenza, anche per delle stupidaggini. Si arrabbiava, strillava e la umiliava in continuazione”.

“Sei una troia! Stai zitta puttana”, sarebbero queste le offese che l’uomo rivolgeva alla moglie. Lo racconta in aula la sorella della donna. “La offendeva e la umiliava davanti a tutti – ricorda sempre la sorella della vittima -: amici, parenti, conoscenti. Una volta le torse anche un braccio e ho visto il dolore sul volto di mia sorella. E’ sempre stato così, ma lo amava e sopportava tutti i suoi comportamenti. Anche quelli al limite della sopraffazione. Il primo e ultimo anno di matrimonio è stato insopportabile”.

Nel giugno 2011 un’aggressione fisica costringe la donna ad abbandonare il tetto coniugale. “Fu mia sorella stessa a chiamarmi – continua la donna -. Aveva avuto una violentissima lite con il marito. Lui le mise le mani al collo, lanciandole addosso tutto quello che gli capitava tra le mani. Mi disse di correre e di andarla a prendere a casa perché era terrorizzata. Dalla paura mi raccontò di essersi fatta anche la pipì addosso”.

Nello scappare, la donna non riesce a prendere i propri vestiti. “Glieli ha fatti trovare nel cassonetto dell’immondizia – sottolinea la sorella -, e non le ha più permesso di rientrare in casa per riprendere i suoi beni. Anzi, ha iniziato a minacciarla. ‘Te la faccio pagare’, le diceva”.

Poi la testimonianza di due amici. La vittima è in aula, ha gli occhi lucidi e si commuove nell’ascoltare i loro racconti. Parlano di un uomo che “la trattava perennemente male”, e di una donna “spaventata e che piangeva sempre. Come quella volta che, dopo una serata in compagnia, l’ha spinta fuori dall’auto senza motivo, lasciandola sul ciglio della strada e ripartendo a tutta velocità”.

A febbraio la prossima udienza.


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16 settembre, 2016

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