Canepina – Usura, estorsione e reati tributari. Tutti contestati a vario titolo a due coppie finite alla sbarra.
L’indagine parte nel 2010, dopo la denuncia di un artigiano di Canepina: quando la sua impresa ha iniziato a vacillare ha chiesto aiuto alle persone sbagliate, da lui denunciate per usura.
Ascoltato in aula a inizio anno, l’artigiano parla di assegni, cambiali e fatture. Un vortice in cui è facile perdersi. Lui “si perse” nel 2007, quando il fratello di un poliziotto lo avrebbe indirizzato agli imputati, presentandoglieli come “amici”. “Da 6mila euro, ne hanno voluti 10mila – raccontò l’artigiano –. E’ cominciata così e non è più finita. Sono piombato in un pozzo senza fondo, da cui non uscivo. Si sono presi anche la mia macchina”.
Oggi davanti al collegio dei giudici Mattei, Autizi e Cialoni uno dei quattro imputati. L’uomo, 64 anni di Soriano nel Cimino, si è sottoposto all’interrogatorio. E si è difeso. “Ho lavorato una vita intera – dice in aula con un velo di rabbia -, non facendo mai una vacanza. Non ho commesso nessuno di questi reati e non mi merito questo processo”.
Alla sbarra anche una coppia e la moglie del 64enne. L’uomo difende anche lei, da tutte le accuse. “Mia moglie – ribatte l’imputato – non ha mai incassato assegni, sono stato io a girarli sul suo conto. Lei è all’oscuro di tutta questa vicenda, non conosce nessuno. Sono stato io a falsificare la sua firma”.
L’artigiano presunta vittima a inizio anno ha anche parlato di “continue telefonate e minacce. Alle mie proteste rispondevano che i soldi li dovevo trovare, sennò dicevano tutto a mia moglie”. Tutto falso, per il 64enne. “Non ho mai minacciato nessuno – dice l’imputato -. E’ lui che mi ha rovinato la vita perché mi chiedeva continuamente soldi, ma anche io ero in difficoltà economiche. Gli ho detto ‘ti stacco la testa’, ma in un momento di rabbia perché dopo il bene che gli ho fatto me l’ha messa in quel posto”.
Alla prossima udienza parleranno i testimoni della difesa.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY