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Vetralla - Minacce e offese ai vicini, 40enne a processo per stalking - La testimonianza di chi vive nel palazzo accanto

“Si sentiva il padrone del cortile e ci chiamava zoccole”

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Vetralla

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Vetralla – “Si sentiva il padrone del cortile, ci minacciava e offendeva”. C’è ancora rabbia nelle parole di una delle vicine del 40enne finito a giudizio per stalking.

Secondo l’accusa, l’uomo pensava di essere il padrone del cortile davanti casa e di poterne fare un uso esclusivo, minacciando e offendendo chiunque osava avvicinarsi.

C’è ancora rabbia nelle parole di una delle vicine, chiamate a testimoniare in aula, perché ‘gli ordini’ che il 40enne di Vetralla voleva ‘eseguisse’ ancora risuonano nelle sue orecchie.

“Si sentiva il padrone del cortile – spiega la donna al giudice -, la mattina si svegliava e faceva quello che voleva. Ha messo un lampione, un gazebo. Non potevamo parcheggiale nel piazzale né mettere dei vasi, e neppure farci giocare i bambini. Peccato che quello sia un cortile comune”.

Insomma, una storia di cattivo vicinato. A processo, in cinque si sono costituiti parte civile: marito e moglie e un’altra famiglia, composta da marito, moglie e figlio. Le offese e minacce erano indirizzati per lo più alla coppia e alla madre di famiglia. Ma il giudice ha riconosciuto come parti civili anche il figlio e il marito di quest’ultima, destinatari solo indirettamente di quella persecuzione.

Il 40enne deve rispondere di atti persecutori non solo per aver impedito ai vicini di usare il piazzale, ma anche per le ripetute minacce e offese. Dagli insulti, al dito medio alzato. Fino a piazzarsi sotto le finestre dei condomini, per dirgli di scendere e prenderli a male parole. O addirittura minacciare di investirli con la macchina.

“Zoccola, mignotta, cornuta – continua la vicina in aula – sono le sue parole preferite. Ci offendeva sempre, e dopo uno dei tanti litigi un’altra vicina si è anche sentita male”.

A fine febbraio, la prossima udienza.


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11 ottobre, 2016

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