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Operazione Aurelia Bis - Vetralla - In secondo grado l'uomo era stato condannato a due anni

Accusato di aver fatto prostituire 33enne, assolto

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L'imputato, M.F.

L’imputato, M.F.

 

L'avvocato Massimo Rao Camemi

L’avvocato Massimo Rao Camemi

Vetralla – Nessun sfruttamento della prostituzione.

La corte d’Appello di Roma ha assolto il 56enne albanese M.F., accusato di aver sedotto e fatto prostituire una 33enne polacca.

L’uomo era stato condannato in primo grado a quattro anni e in un primo appello a due. Poi il ricorso in Cassazione, che aveva dichiarato nulla la seconda sentenza e rinviato gli atti alla corte d’Appello per un nuovo processo.

Ieri la sentenza d’assoluzione. L’avvocato di M.F., Massimo Rao Camemi: “Il tribunale di Viterbo – dice – non mi ha mai ascoltato, ma avevo ragione sull’estraneità ai fatti del mio assistito “.

Il 56enne era stato arrestato nel 2011 con un connazionale 29enne nell’operazione Aurelia Bis. Il blitz prese il nome dalla strada in cui la presunta vittima, la 33enne polacca, sarebbe stata accompagnata a prostituirsi.

Secondo le indagini, M.F. aveva conosciuto la donna in Grecia. Dopo averla sedotta, l’avrebbe convinta a trasferirsi con lui in Italia con la promessa di un lavoro. Ma il lavoro sarebbe stato quello di vendersi sul marciapiede, mantenendo sia M.F. che il 29enne additato come suo complice (già giudicato anni fa col rito abbreviato).

I due erano accusati di fare la bella vita alle spalle della giovane donna, tra Bingo e vestiti firmati. E ai clienti, oltre alla prestazione sessuale, sarebbero stati offerti tutti i comfort al prezzo di 300 euro: dalla macchina per consumare il rapporto, a viagra e preservativi.

L’arresto scattò in base ai racconti della donna che, però, ha fatto perdere le sue tracce e non è mai venuta in tribunale a confermare la sua versione dei fatti. Al processo, un primo difensore dell’imputato dette il consenso all’acquisizione dei verbali delle deposizioni della donna. E’ così che le dichiarazioni della 30enne, raccolte in fase di indagini, entrarono nel fascicolo del processo e, per quelle, M.F. fu condannato due volte.

La prima nel 2012: quattro anni comminati dal tribunale di Viterbo. La sentenza d’appello seguì l’anno dopo: pena dimezzata. Ma l’avvocato di M.F., Massimo Rao Camemi, è andato avanti fino alla Cassazione che ha annullato la sentenza con rinvio. Gli atti sono così tornati alla corte d’Appello per un nuovo processo. Ieri la sentenza d’assoluzione.

“Il tribunale di Viterbo non mi ha mai ascoltato, ma avevo ragione sull’estraneità ai fatti di M.F. – afferma soddisfatto l’avvocato Rao Camemi -. Avevo ragione sin dall’inizio, ma siamo dovuti arrivare in Cassazione e passare due volte in corte d’Appello per avere un’assoluzione”.


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29 novembre, 2016

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