Civita Castellana – Traffico di rifiuti, tutto prescritto.
Si chiude definitivamente il processo scaturito dalla maxi operazione del Noe e dei carabinieri di Civita Castellana del 2009 nota come “Il signore degli inerti”.
Quattro gli arrestati, più venti indagati, accusati di aver partecipato, a vario titolo, a un illecito smaltimento di rifiuti in una discarica per inerti di Civita.
A processo ci erano arrivati solo tre persone: Leonello Di Giovenale, titolare dell’azienda Ecoservice che gestiva la discarica, e i due dipendenti Stefano Riganelli e Samuele Valeriani. Il gup di Roma aveva rinviato a giudizio anche il trasportatore umbro Massimo Dolciami, ma nel 2012 quest’ultimo si suicidò cospargendo di benzina la sua auto.
I flussi di rifiuti smaltiti illecitamente secondo gli inquirenti provenivano da zone diverse del centro Italia. Il più importante da Roma: 406mila tonnellate di fanghi di perforazione, che arrivavano dagli scavi della metropolitana Roma B1. Rifiuti pericolosi che, invece, venivano dotati di un codice identificativo (Cer) per materiali non pericolosi.
Altri 10mila chili di scarti dannosi per l’ambiente sarebbero giunti da zone inquinate della Toscana e, in particolare, da Lardarello, Empoli, Montelupo Fiorentino e San Giovanni.
Infine c’erano i fanghi ceramici e di depurazione provenienti dal Consorzio Prataroni, miscelati e rivenduti a cementifici e fornaci come materia prima.
Il processo, nel corso degli anni, è transitato sulle scrivanie di diversi monocratici del tribunale di Viterbo. Ieri la giudice Silvia Mattei vi ha scritto la parola fine proclamando la prescrizione per tutti i reati nei confronti dei tre imputati.
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