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Processo "Il signore degli inerti" - L'accertamento servirà a chiarire se i fanghi potevano essere smaltiti nella discarica di Civita Castellana

Chiesta una perizia sui rifiuti

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

– Seconda udienza per il processo “Il signore degli inerti”.

La vicenda giudiziaria su un presunto traffico illecito di rifiuti nel basso Viterbese è entrata nel vivo ieri mattina.

La difesa di Leonello Di Giovenale, titolare della società Ecoservice che gestiva la discarica di Civita Castellana, ha chiesto una perizia per accertare se gli inerti potessero essere smaltiti nel sito.

La maxi operazione dei carabinieri del Noe scattò nel 2009. Quattro gli arrestati, per un totale di una ventina di indagati.

Per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, tre diversi flussi di rifiuti approdavano nella discarica civitonica. Il più importante era costituito da 406mila tonnellate di fanghi di perforazione, provenienti dagli scavi della metropolitana B1 di Roma.

In tre sono finiti alla sbarra. Oltre a Di Giovenale, anche i due dipendenti dell’Ecoservice Stefano Riganelli e Samuele Valeriani. Rinviato a giudizio anche l’imprenditore umbro Massimo Dolciami, ma per lui il processo non è mai iniziato. Lo scorso anno, Dolciami, titolare di un’azienda di trasporto rifiuti, si suicidò cospargendo la sua Audi A6 di benzina. Fu trovato carbonizzato accanto alla macchina.

L’udienza è aggiornata al 22 aprile.


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19 febbraio, 2013

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