Viterbo – “Salviamo la carrozza del duce, simbolo dell’Italia in viaggio”. Anche lo storico Giordano Bruno Guerri sul Giornale in campo per evitare che sia distrutta la vettura sulla quale viaggiò Mussolini nel 1932 per inaugurare la Roma Nord. Con un lungo articolo, lo storico spiega il perché. Partendo da un paradosso. Una falsa notizia, secondo la quale il Colosseo sarà abbattuto, è vecchio e fatiscente. Il parallelo è fatto.
“Si tratta di un pezzo non banale della nostra storia – scrive Giordano Bruno Guerri sul Giornale – e poco ha a che fare con la Marcia su Roma e i fasti con i quali il regime fascista la celebrò nel 1932. Cominciammo a conoscere il nostro Paese, e a viaggiare, grazie ai treni popolari voluti dal regime proprio per diffondere la conoscenza dell’Italia fra gli italiani, in scontatissime gite domenicali. Com’è ormai entrato nel luogo comune, le ferrovie fasciste funzionavano bene, ma erano care, in proporzione più di oggi.
Dal 1932 vennero dunque istituiti questi treni popolari, composti di vetture di terza classe che, al prezzo scontato del 70 per cento, portarono a spasso il popolo, per la prima volta nella nostra storia”.
Non proprio comodissimi, ma grazie a questi mezzi: “Molti poterono finalmente vedere il mare”.
Una memoria da conservare. E invece: “Il vagone di Mussolini è già stato cancellato, prima ancora della decisione dell’Atac – scrive Guerri – che evidentemente non ha altro cui pensare, tanto i cittadini romani si spostano già benone, facilmente e con rapidità, lo sanno tutti. Quella carrozza era magnifica alla nascita, grandi poltrone di pelle e lampadari, dovendo rappresentare il duce e la forza del regime.
Venne svuotata, chissà quando, per farne un normale vagone ferroviario”. Ricoperto di scritte. Un rottame simbolico lo definisce Guerri.
“E, se non si distrugge, si tende a nascondere”. Come per il Bigio, la scultura in marmo di Carrara a Brescia, di Arturo Dazzi, alta sette metri e mezzo.
“Nel 1945 venne faticosamente rimosso e deposto sdraiato in un magazzino comunale, da dove in settant’anni non si è più visto”, ricorda lo storico.
Quindi la provocazione. Mentre a Brescia si dibatte su che farsene: “Forse l’Atac, che ha poco di cui occuparsi, potrebbe portarla a Viterbo, al posto della carrozza delenda”.
Insomma, l’appello dello storico locale Silvio Cappelli per salvare la carrozza del duce lanciato su Tusciaweb continua a raccogliere adesioni.
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