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Faleria - Era accusato di omicidio colposo - Ci sono voluti otto anni e tre perizie

Centauro piomba su auto ferma e muore, assolto 79enne

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Un'aula del tribunale

Un’aula del tribunale

Faleria – Assolto dopo otto anni da un drammatico incidente ed essere stato additato come il responsabile della morte di un 16enne andato a schiantarsi con lo scooter contro la sua macchina. E’ la sorte toccata a un uomo, oggi 79enne, rimasto coinvolto in un incidente avvenuto a Faleria il 17 aprile 2009, in pieno centro abitato. Nonostante al momento dell’impatto il suo veicolo fosse fermo. 

Il centauro finì contro la sua macchina mentre l’imputato stava per sorpassare un veicolo in divieto di sosta. Nè lui, né il giovanissimo centauro potevano vedere l’altro. Come si accorse del motociclo, il 79enne sterzò verso l’interno, arrestandosi. Anche il 16enne tentò di frenare, ma lo scooter scivolò a terra, scartocciando per quattro metri e mezzo, abbattendosi sulla vettura. Le condizioni del ragazzo apparsero subito gravissime, fu portato a Roma in eliambulanza, ma morì a causa della gravità delle ferite riportate. 

Secondo il perito del tribunale, ci sarebbe stato un concorso di colpa e per l’anziano scattò l’accusa di omicidio colposo. Di parere opposto il consulente della difesa. Alla fine, dopo vari cambi di giudice e lo stop per il trasferimento da Civita Castellana a Viterbo della sezione distaccata del tribunale, il giudice Rita Cialoni ha disposto una terza perizia, super partes, affidata all’ingegnere Lucio Pinchera. E’ stato lui, ieri, a fugare ogni dubbio. “Il sorpasso della vettura in sosta vietata da parte dell’imputato era assolutamente legittimo – ha spiegato ieri in aula il perito – nè lui, né il motociclista potevano avere percezione l’uno dell’altro. L’automobilista, quando ha realizzato, è rientrato e si è arrestato. Non poteva fare altro. Ha fatto il meglio. Non erano possibili condotte alternative. Se la moto fosse andata a 48 chilometri orari, il limite massimo, avrebbe evitato rischi. Invece, quando ha percepito di avere due veicoli davanti, quello in divieto di sosta e l’auto dell’imputato, viaggiava a 68 chilometri orari”.

Lo stesso pubblico ministero ha chesto l’assoluzione. “Ma ci sono voluti quattro anni di processo e 13 udienze. Oltre al dolore, per il mio assistito, di vedersi portare ingiustamente rancore”, ha commentato dopo la sentenza il difensore Giuseppe Perugino, del foro di Rieti.

 


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10 febbraio, 2017

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