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Politica - Secondo Giuseppe Fioroni la divisione del partito potrebbe portare ad allargare la base dei consensi con una grande formazione di centro che guarda a sinistra

“La scissione del Pd sia un’opportunità…”

di Paola Pierdomenico
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Giuseppe Fioroni

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Viterbo – “La scissione del Pd sia un’opportunità”. Giuseppe Fioroni non si lascia abbattere e se divisione dovrà essere che sia almeno un’occasione per il Pd di allargare la sua base democratica intercettando l’elettorato moderato.

Quello che, nella visione dell’ex ministro, è il “Pd 4.0, un grende partito di centro che guarda a sinistra”.

Cosa ne pensa della scissione?
“Domenica – dice Fioroni – è stata una giornata triste per il Pd. L’abbiamo sofferta tutti, facendo appelli all’unità, a cominciare da quello di Walter Veltroni, che ha ricostruito perfettamente le ragioni ideali e valoriali della nascita del partito nel 2007, il 14 ottobre, che è, tra l’altro, anche giorno del mio compleanno.

Non hanno però sortito gli effetti che avevamo ipotizzato. Se la scissione si concretizzerà, sarà per motivi politici e non certo per il timing congressuale o per la contendibilità del partito democratico. Non si tratta di non condividere il segretario che può essere cambiato. Chi esce da un partito è perché non lo ritiene più casa propria e non ci si riconosce più”.

Renzi intanto riparte dal Lingotto per lanciare i contenuti della sua mozione congressuale…
“Fa bene, perché è il posto in cui siamo nati e dove si evocano una storia e una serie di ideali che saranno riproposti e attualizzati.

Già dal congresso, questa dolorosa scelta politica dà al Pd una straordinaria opportunità di diventare un grande punto di attrazione per quegli elettori moderati che restano a casa o che non trovano più un punto di riferimento in Salvini, nella Destra o in altre formazioni.

Puntiamo a rendere il Pd un grande partito di centro, che guarda a sinistra, attualizzandolo, per dirla con i numeri che piacciono ai nostri ragazzi, al 4.0”.

Cosa fare quindi?
“Il Pd, come avrebbe detto Moro, deve allargare gli orizzonti della base democratica del consenso. Resta, indubbiamente, un partito di centrosinistra per la presenza di Veltroni, Fassino e Orlando, che lo caratterizzano da questa parte, ma, in prospettiva, deve aprirsi, diventando competitivo al centro in maniera determinante”.

Il suo candidato è Matteo Renzi?
“Non credo che possa candidarmi con coloro che pensano di tenere unito il Pd cantando “Bandiera rossa”. Sostengo Matteo per come sono io, da Fioroni, e non mi cambio. In questo momento più che in altri, penso che lui abbia bisogno del sostegno degli ex popolari”.

Che effetto le ha fatto sentire Bandiera rossa?
“L’unità del Pd è un valore inestimabile, che abbiamo tutti a cuore. Pensare, però, di mantenerla e costruirla cantando Bandiera rossa mi sembra un pochino troppo”.

La scissione è un regalo a Grillo?
“Ho combattuto contro la scissione. Da qui alla direzione di oggi, che nominerà la commissione del congresso con tutti i rappresentanti delle anime del partito, se ci saranno degli assenti, registreremo che, dalle parole, si è passati ai fatti.

Detto ciò, la vivo comunque come un’opportunità, perché è vero che si potrebbe perdere una parte di consenso, ma, con il coraggio che non manca a Renzi, potrebbe essere l’occasione di recuperare in maniera diretta quella prateria di consensi di cui parlavo prima e cioè quella dei moderati.

Anche perché, se la scissione a sinistra dovesse concretizzarsi, sarebbe poderosa con un sovraffollamento in quella parte del Pd a contendersi i voti tra Pisapia, la sinistra italiana di Fratoianni e, ora, appunto quelli che stanno fuoriuscendo. Prendiamo questa divisione come una possibilità per allargare i nostri orizzonti. E’ anche questo il motivo per cui, per me, la partita con Grillo è del tutto aperta”.

Che ruolo ha il governo Gentiloni?
“E’ importante sostenerlo, perché questo nostro dibattito, tutto interno, sia a livello nazionale che locale, ci allontana dalla gente. Non so quanti non dormono la notte per la scissione del Pd, ma so, di sicuro, che passano la notte in bianco i tanti nuovi poveri che abbiamo in Italia e a Viterbo. Non dormono per capire come possiamo far ripartire la crescita del paese, generando occupazione e non solo profitto. Crescita che ha come obiettivo la dignità dell’uomo e quindi il lavoro. C’è poi da pensare al ruolo dell’Europa. Temi veri che dobbiamo affrontare seriamente e subito”.

Quali saranno le conseguenze a livello di voti?
“Dovremmo capire le ricadute sull’elettorato perché non credo ce ne saranno a livello dei vertici. Penso, per esempio, che, a Viterbo, non si scinderà nessuno dell’attuale gruppo dirigente del Pd. Bisognerà valutare cosa accadrà, invece, sull’elettorato della sinistra storica viterbese per allargare i confini, in una provincia, in cui, già non eravamo maggioranza. Mi auguro che tanti amici ragionino in questa direzione, ricordando sempre che la politica è lungimiranza”.

E sabato a Viterbo viene Antonio Tajani…
“Il primo presidente italiano del parlamento europeo dopo Emilio Colombo. Tutti gli altri paesi, di qualunque schieramento siano, quando sono in Europa, tutelano, garantiscono e lavorano per il proprio bene. Credo che solo i nani politici non comprendano che, nella fase drammatica in cui versiamo, il presidente del parlamento europeo sia una risorsa per il territorio e non per gli inciuci e gli schieramenti. Un’interpretazione ridicola”.

La prefetta Piermatti se ne è andata. A Viterbo c’è chi esulta e chi dice che sia una mossa contro di lei.
“Capisco che sia necessario riempire le pagine dei giornali tutti i giorni. La prefetta Piermatti, a cui va il mio ringraziamento per lo splendido lavoro fatto a Viterbo, è stata promossa e riportata al ministero con un incarico fondamentale nell’amministrazione centrale. Viene a Viterbo un prefetto, come il questore D’Angelo, a cui mi lega una lunga amicizia. Col suo impegno – conclude Fioroni – darà lustro alla città”.

Paola Pierdomenico


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21 febbraio, 2017

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