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Soriano nel Cimino - Tradito da un'intercettazione in cui secondo gli investigatori parla un linguaggio in codice - Ma per la difesa non basta senza riscontri

Non c’è prova che la “bella donna” fosse cocaina, assolto

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L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Soriano nel Cimino –  “Senti un po’, ho trovato una donna bellissima. La volemo fa stasera?”, dice un imputato a processo per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti a un amico durante una telefonata che viene intercettata dagli investigatori. E l’amico gli risponde: “Ha il tatuaggio, ma ce l’hai giù pronta?”. E lui: “Sì, ce l’ho pronta”.  

Non hanno dubbi gli inquirenti. I due interlocutori non parlavano di una donna bellissima, ma di cocaina. Deve trattarsi di un linguaggio in codice. Un gergo usato dai pusher nel tentativo di sfuggire a eventuali intercettazioni, per nascondere un giro di cocaina. La bellissima donna, insomma, altro non sarebbe che la droga. Da consegnare per la sera. Era il 2009 e da allora il processo a carico di uno degli iniziali tre indagati in concorso si è concluso solo venerdì scorso.

Per l’accusa, l’uomo, assieme a due complici, avrebbe ceduto, con frequenza settimanale, da 1 a 5 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina a un solo assuntore. Ma non basta una telefonata in cui si parla di belle donne ad associare una persona con la droga. Se non ci sono riscontri concreti, allora non vale. “Una telefonata da sola, col dire che gli interlocutori usano un linguaggio in codice, non è una prova sufficiente a incriminare il sospetto. Per quanto ne sappiamo, quella sera dovevano incontrarsi con una bellissima donna”, sottolinea il difensore Samuele De Santis, che ha ottenuto l’assoluzione di un giovane di Soriano nel Cimino, peraltro con precedenti specifici, da parte del giudice Silvia Mattei. 


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14 febbraio, 2017

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