Viterbo – “Revocata l’interdittiva antimafia per Viterbo Ambiente”. Lo annuncia il viceprefetto Salvatore Grillo nel corso dell’audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta dal deputato Pd Alessandro Bratti.
Lunedì scorso l’audizione, nel corso della quale Grillo ha fatto sapere che è stata revocata l’interdittiva antimafia per Viterbo Ambiente, la società incaricata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani a Viterbo e Montefiascone. “L’interdittiva – dice il viceprefetto – è stata recentemente revocata perché la compagine societaria dell’azienda è stata completamente rinnovata”. Così sarebbe stato “sterilizzato e bonificato” il rischio di infiltrazioni mafiose in Viterbo Ambiente.
Il provvedimento viene adottato dal prefetto Rita Piermatti il 28 novembre 2015. Sospeso dal Tar un mese dopo, viene dichiarato nuovamente valido nel marzo 2016. Ora – come detto dal viceprefetto Grillo – è stata revocato.
Quasi un anno e mezzo fa, in 15 pagine, il prefetto Piermatti argomentava “il pericolo di condizionamento mafioso” intorno a Viterbo Ambiente. Un’interdittiva che riepilogava gli intrecci imprenditoriali dietro la società, nei quali spunta a più riprese il nome di Salvatore Buzzi, il “re delle coop” imputato al maxiprocesso Mafia Capitale.
Secondo la prefettura viterbese, “Viterbo Ambiente è detenuta in qualità di socia di maggioranza al 51 per cento dalla società Gesenu spa”, destinataria anch’essa di un’interdittiva antimafia della prefettura di Perugia, emessa nell’ottobre 2015, “nonché per il restante 49 dalla Cosp Tecno Service”, società ternana. L’interdittiva evidenziava collegamenti tra la Cosp e il Cns (Consorzio nazionale servizi società cooperativa), dove Buzzi avrebbe ricoperto il ruolo di consigliere di sorveglianza per tutto il 2016, se non fosse finito prima in manette in Mafia Capitale.
La Cosp, secondo il prefetto Piermatti, ha partecipato anche ai Consorzi raccolta differenziata Roma Scarl, Roma Due e Roma Tre, società a loro volta partecipate alla Cooperativa 29 giugno riconducibile a Salvatore Buzzi. Non basta. Il Cns, nell’atto di cessione del Cev spa da parte del comune a Viterbo Ambiente, “è rappresentato da Salvatore Forlenza”, uno degli indagati di Mafia capitale, accusato di turbativa d’asta.
L’interdittiva parlava di “concreto pericolo di infiltrazioni mafiose in grado di condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa”, anche visti i “soggetti attori non legati a episodiche e saltuarie attività delittuose, bensì rappresentanti di interessi illeciti ben consolidati”. In poche parole: “le risultanze investigative e giudiziarie giustificano la ragionevole sussistenza che le scelte economiche della società siano condizionate o condizionabili dalla criminalità organizzata”.
Quasi un anno e mezzo dopo l’interdittiva è stata revocata.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY